Il Tirreno

Versilia

Perchè Agnelli svendette villa Costanza

di Corrado Benzio
Perchè Agnelli svendette villa Costanza

Nel 1970 l’Avvocato cedette la grande casa di Vestivamo alla marinara per 200 milioni di lire a Nino Maschietto

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FORTEDEI MARMI. Ecco perchè Gianni Agnelli liquidò in due balletti, come si dice in Versilia, la villa dove passò l’infanzia insieme a papà Edoardo e mamma Virginia.

Perchè villa Costanza era stata la casa della sua infanzia, ma anche quella dove la mamma Virginia, vedova del padre morto nel famoso incidente aereo mentre da Forte ammarava a Genova, amoreggiò a lungo con Malaparte.

Una storia abbastanza conosciuta, ma nel libro uscito in questi giorni ed intitolato «Agnelli Segreti» i particolari, anche piccanti, forniti dal suo autore si sprecano.

A scrivere il libro pubblicato da Vallecchi è Gigi Moncalvo, grande giornalista del Corriere e poi passato a Raidue.

«Troppi ricordi sgradevoli in quella villa – spiega Moncalvo – da qui la decisione di venderla».

Moncalvo fa anche la cifra. Villa Costanza fu venduta da Gianni Agnelli a Nino Perolo Maschietto per 200 milioni di lire. Tanto? Poco?. Certo c’era anche la concessione balneare del bagno privato della famiglia della Fiat, più il celebre sottopassaggio al mare.

«La verità è che Gianni Agnelli voleva chiudere con Forte dei Marmi – ricorda ancora Moncalvo. Un particolare lo conferma. Prima di scoprire Forte gli Agnelli frequentavano Levanto. Ecco la villa sulla riviera di Levante è rimasta ai Nasi, quella di Forte è stata venduta».

Ma nel libro si ricordano tante altre cose che legano strettamente gli Agnelli a Forte. E a Viareggio.

E’ infatti viareggino, anche se un viareggino atipico, Cesare Garboli.

Il letterato e poi presidente del premio Viareggio fece innamorare di sè – siamo negli anni Settanta – Susanna Agnelli.

E fu lui che consigliò alla Mondadori di pubblicare il manoscritto di Vestivamo alla Marinara.

«Era stato scritto in inglese – ricorda Moncalvo – perchè lo aveva chiesto un editore di Londra. Ma Garboli ne capì tutta la potenza. Si dice anche che il vero editor dell’opera fu lui. Questa storia degli Agnelli dove Suni rivela l’amore fra la madre Virginia e Malaparte, lo scrittore di Kaputt e Maledetti toscani, fu un colpo al cuore per Gianni. Ma l’Avvocato si vendicò».

In che modo?«Il libro, era il 1975, fu un successo clamoroso, tanto che la Rai ne comprò i diritti. Fu affidata la sceneggiatura e già scelto il regista. Che era un grande regista: Mauro Bolognini. Iniziarono i sopralluoghi. Al grande Tosi furono affidati i costumi».

Ma quello sceneggiato tv, all’epoca si chiamavano così, non uscirà mai sui teleschermi italiani.

«La Rai si spaventò e non si oppose alle pressioni della Fiat che comprò i diritti tv. Bolognini fu pagato per il lavoro, ma Vestivamo alla marinara non diventò mai un film. Per l’Avvocato il libro fu una sorpresa, ma non si lasciò fregare una seconda volta».m».

Moncalvo ricorda che l’Ovra, la polizia segreta fascista spiava Virginia e Malaparte . Ma soprattutto ricorda come morì la madre dell’Avvocato.

«In uno stranissimo incidente sull’Aurelia all’altezza di San Rossore. Era il 1945, sei mesi dopo la fine della guerra».

Virginia muore mentre da Roma sta andando a Forte. L’Avvocato non partecipa al funerale. Per tanti motivi, non escluso un particolare scabroso sull’autista che accompagna la signora Agnelli a villa Costanza a bordo di una Fiat 1500.

Non ci sono riferimenti diretti alla Versilia, invece, nel rapporto fra gli Agnelli e Vittorio Valletta, l’uomo che traghetterà la Fiat dal Fascismo alla democrazia e poi ai trionfi del boom economico.

Ma Vittorio Valletta, come molti ricordano, è morto nell’estate del 1967 (giusto 45 anni fa) nella sua villa di Focette. Da solo un anno, il Professore (così lo chiamavano) aveva lasciato il comando dell’azienda che con lui era diventata fra le aziende automobilistiche più potenti del mondo.

In mano all’Avvocato, ricorda invece Gigi Moncalvo che non fa sconti per nessuno, la Fiat è fallita di fatto due volte.

»La prima volta è Cuccia che la salva – racconta ancora Moncalvo – inviando Cesare Romiti a controllare i conti dell’azienda. La seconda volta tocca a Sergio Marchionne prendere in mano e far rinascere quella che era un’azienda fallita».

Moncalvo, in un abile mix di gossip e carte segrete della finanza, racconta anche delle grandi frequentazioni di Gianni Agnelli. Che dopo la sua morte – anno 2003 – sono venuti fuori. Dalla mitica Anitona fino a Rossana Podestà, da Monica Guerritore - altra frequentatrice della Versilia – a Lory Del Santo.

Moncalvo racconta anche gli amori di Suni, a partire da Garboli, ma non solo.

Ma perchè Suni, che ebbe il coraggio di pubblicare Vestivamo alla marinara, accettò lo scippo dello sceneggiato tv.

«Forse perchè in quella seconda fase – ipotizza Moncalvo – la sorella aveva maggior bisogno del fratello che bene o m ale era a capo di un impero industriale e finanziario».

E così la Versilia anni Trenta non ebbe la sua grande rievocazione televisiva. Ma c’è ancora tempo. Prima o poi si farà una biografia tv dell’Avvocato.

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