Il Tirreno

Versilia

Tre viaggi a vuoto e poi la soluzione... forse

Tre viaggi a vuoto e poi la soluzione... forse

Presentare una domanda all’Istituto può diventare una vera avventura se non sai come fare

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VIAREGGIO. I latini avrebbero commentato: ignorantia legis non excusat. Letteralmente “l’ignoranza della legge non scusa”. In soldoni: se non conosci le regole del gioco poi non puoi venirti a lamentare se perdi. Ed è questa la premessa dell’avventura di chi scrive. Una donna alle prese con una richiesta per congedo di maternità inoltrata - ma l’iter non è ancora finito - dopo 4 viaggi all’ufficio Inps, qualche fila e un paio d’ore di fronte al pc di casa. Percorso a ostacoli evidentemente frutto dell’ignoranza di cui sopra che, stando all’esperienza sul campo, caratterizza buona parte degli utenti che quotidianamente hanno a che fare con l’Inps. Un po’ per colpa dell’incapacità di utilizzare i nuovi strumenti telematici. Un po’ perché dell’esistenza di scorciatoie - o presunte tali - sul web non tutti sono a conoscenza.

Primo viaggio. La storia comincia nell’ufficio di via Garibaldi a Viareggio. Un martedì mattina. Sala affollatissima - almeno 40 persone in attesa - e bigliettini cartacei distribuiti da una macchinetta in modo quasi incomprensibile per un neofita. Ne prendo un paio: quello per la reception e quello dove c’è scritto anche maternità, non si sa mai.

La fila per la reception è più veloce ma non è la fila giusta. Anzi io in fila proprio non mi ci dovrei mettere. «La pratica per il congedo di maternità la deve fare su internet, non agli sportelli». Mi dice l’impiegata. Bene, penso io, tutto on line da casa. «Grazie, arrivederci». Giro i tacchi e me ne vado. Ma basta poco per accorgermi che ho commesso il primo errore.

Secondo viaggio. Dal sito dell’Inps scopro che per inoltrare la documentazione occorre un codice personalizzato, un Pin. O si richiede on line - ma servono almeno 10 giorni, mi spiega la signorina del call center dell’Inps - o si deve tornare all’ufficio e viene rilasciato immediatamente. Siccome ho un po’ fretta di chiudere la pratica scelgo la seconda strada e per assicurami di non sbagliare di nuovo controllo su internet gli orari di apertura degli sportelli: tutte le mattine dalle 8,30 alle 12,30. Così il lunedì successivo torno in via Garibaldi. L’ufficio è stranamente semideserto. Bene, penso, stavolta faccio presto. «Sono qui per prendere il codice Pin» dico al signore di fronte a me. «Non deve prenderlo qui, ma allo sportello multipratiche che però oggi è chiuso: è aperto domani». Già, perché tutte le mattine è aperto solo lo sportello “reception”: per gli altri servizi solo due volte alla settimana. Questo sul sito dell’Inps, però, non c’era scritto. Che fare? Non c’è alternativa. Tornerò domani.

Terzo viaggio. E siamo di nuovo a martedì: terzo viaggio in via Garibaldi. L’ultimo? Ma sì, mi sento ottimista. E mi sbaglio di nuovo. Lo sportello multipratiche in realtà è quello degli artigiani e dei commercianti. Ma nell’incertezza prendo i numeri di un paio di file diverse. «Se è in gravidanza non faccia la fila, ha diritto a passare» mi suggerisce una signora in attesa da tempo del suo turno. In effetti il cartello c’è: col pancione ho la precedenza. Approfitto? Stavolta sì. Ringrazio e passo avanti. Anche a un signore in su con l’età che è lì e sbuffa da un po’: ha ricevuto una lettera dall’Inps, deve inviare non so quali documenti all’Istituto e, come me, prima si è rivolto di persona agli sportelli, poi ha scoperto che doveva fare tutto on line e dopo che serviva l’ormai famoso Pin. E quindi aspetta.

L’impiegata che ho di fronte è efficiente e gentile. Ma nell’immediato non mi risolve il problema. Devo infatti compilare prima una domanda per richiedere il Pin, poi fornire copia di carta d’identità e tessera sanitaria che ovviamente non ho con me. Potrei esplodere. Non lo faccio, anche perché la soluzione alla fine si trova. Mando tutto per fax al numero che mi da l’impiegata che mi assicura: «le invio per mail la conferma del rilascio del Pin che potrà venire a prendere domani mattina quando le è più comodo». La luce infondo al tunnel? Sembra di sì.

L’ultima tappa tra rompicapo e perplessità. Mercoledì mattina entro in possesso della “chiave” che mi consentirà di aprire il “fantastico” mondo delle comunicazioni on line dell’istituto di previdenza. Bastano pochi minuti: entro nell’ufficio, salgo al primo piano, prendo la busta, firmo e ringrazio. E adesso? Ci sono volute quasi due ore per familiarizzare col sistema e compilare la domanda con l’aiuto di un manuale messo a disposizione dall’Istituto: 46 pagine. E non ho ancora finito: alla domanda devo allegare documenti “sensibili”, cioè certificati medici non trasferibili tramite internet. Come devo mandarli? Per raccomandata oppure... tornando all’ufficio di via Garibaldi. Per la quinta volta.

Adesso che so come funziona sicuramente potrei sbrigare la pratica in pochi minuti. Ma un’anziano? Un cittadino con scarse competenze informatiche? Uno straniero? O semplicemente una persona che il computer a casa non ce l’ha?

Valentina Landucci

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