Il Tirreno

Versilia

Addio caldarroste, non ci sono castagne

di Tiziano Baldi Galleni

Tutta colpa di un insetto che infesta le piante. L’esperto: se fosse successo qualche decennio fa saremmo morti di fame

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SERAVEZZA. La stagione è quella giusta per fare un salto in montagna, armati di guanti e sacchetto, a raccogliere le prelibate castagne. C’è chi preferisce bollirle nell’acqua per farne, come si dice, i ballotti o ballucci, e chi se le arrostisce sul caminetto: le “mondine”. Quest’anno però la castagna ha dato decisamente forfait. Tutta colpa del Cinipide Galligeno che, se l’anno scorso aveva lasciato qualcosa da raccogliere almeno per gli abitanti dell’Alta Versilia, quest’anno ha fatto rimanere a secco anche loro.

Per combattere l’insetto, detto anche vespa del castagno, nella primavera del 2011 era stato lanciato un antagonista, il Torymus Sinensis, ma per adesso la battaglia sembra persa. A testimoniarlo è anche Moreno Gherardi di Pomezzana, che da qualche anno ha ristrutturato un vecchio metato riportandolo alle condizioni originarie di essicatoio. A Pomezzana chi vuole fare la farina di castagne porta da Moreno i frutti per farli seccare. Qui la tradizione della castagna non si è mai spenta, ma oggi sembra doversi piegare alla devastazione del Cinipide. «Purtruppo quest’anno siamo a zero castagne raccolte, una cosa così non era mai successa. Se fosse accaduto un tempo i nostri avi sarebbero morti di fame. E questa è la condizione di quasi tutta l’Alta Versilia».

Moreno è solito appuntarsi tutti i quantitativi di castagne che gli vengono portate, anno per anno, in un taccuino che tiene gelosamente nel suo essicatoio, e che quest’anno segnerà poco più di qualche centinaia di chili. Moreno aiuta la figlia Cristina a gestire l’Azienda agricola Canal Verde che quest’anno dovrà quindi fare a meno di produrre la farina di castagno. «La vendita di questi prodotti ci permette di coprire le spese per dedicare il tempo che ci rimane alla cura dei nostri boschi, tuttavia quest’anno non faremo neppure la farina. Non andremo di certo a comprare le castagne altrove per farla, anche perché i frutti che si raccolgono in questi boschi ci permettono di ottenere una farina unica. Grazie al fatto che qui ci sono diverse tipologie di castagne: la carpinese, la pilosora, il gombitello, la rosa, la rosolino e la pilorosa filsiglia».

L’unico modo di sconfiggere la vespa galligena, che si introduce nella galla del castagno e vi depone le uova impedendone lo sviluppo del germoglio, è il Torymus.

«L’anno scorso a Pomezzana – continua Gherardi – sono stati lanciati 100 femmine e 50 maschi dell’insetto antagonista. Altri due lanci sono stati fatti a Stazzema e ad Azzano, ma non basta. Dovrebbero essere liberati più insetti e anche in altri siti per far sì che si espanda maggiormente e con uniformità». Il problema in Alta Versilia è stato avvertito da circa 3 anni, ma in Italia il Cinipide è stato scoperto da circa dieci. La tradizione della castagna, che sembrava stesse per essere abbandonata, negli ultimi anni era tornata in auge tra gli stazzemesi, adesso rischia di finire un’altra volta nell’oblio. «Un tempo – conclude Gherardi – a Stazzema c’era una famiglia che aveva fatto di questa pianta una piccola impresa. Nei nostri boschi ci sono molte specie che altrove non si trovano. Come il Vernacchio, ottimo per le tavole».

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