Sicurezza
«Io, dentro l’inferno di New York»
Parla Gabriele Vannucci, il pasticcere viareggino che lavora nella Grande Mela: «Scene drammatiche, ma io sto bene»
VIAREGGIO. Ha vissuto per due giorni e due notti con l'incubo dell'uragano Sandy. Anche se, per fortuna, il quartiere di New York dove abita non ha subito grandi danni. Gabriele Vannucci, ventitré anni, giovane ma già affermato pasticcere viareggino, figlio del carrista Enrico (e nipote del grande “Bocco”), da giugno si è trasferito nella Grande Mela dove adesso lavora proprio come pasticcere da Piquant, uno dei ristoranti francesi più acclamati di Brooklyn. Lo raggiungiamo via telefono nella serata di ieri, quando all'ombra della Statua della libertà è ormai pomeriggio. E quando ormai il peggio è passato. Per fortuna, almeno per lui, senza conseguenze.
Allora, Gabriele. Te la sei vista davvero brutta...
«Non nascondo che ho passato un paio di giorni di grande preoccupazione. Sandy ha messo in ginocchio la città: strade allagate, palazzine sventrate dall'uragano, metropolitana bloccata, migliaia di persone evacuate e perfino Wall Street ha eccezionalmente sospeso le contrattazioni. E stiamo parlando di una delle metropoli più importanti del mondo».
Tu hai avuto particolari problemi?
«No. Il quartiere dove abito, Astoria, nel Queens, è stato sostanzialmente risparmiato dall'uragano. Da noi non si sono registrati danni gravi. Qui abbiamo regolarmente l'energia elettrica, mentre milioni di abitanti della East Coast sono ancora senza corrente e ne avranno per giorni. Ma, soprattutto, si può tranquillamente circolare per strada. Tant'è che in questo momento io mi trovo in un centro commerciale».
Peggio è andata invece al ristorante dove lavori, vero?
«Il locale si trova a Brooklyn, lungo la Flatbush Avenue. E lì pioggia e vento hanno fatto decisamente più danni. Da quanto ho saputo, parte del ristorante è stata allagata. Ma non potendo spostarci da un quartiere all'altro non ho potuto vedere con i miei occhi cosa è davvero accaduto».
Dove hai trascorso queste ore così drammatiche?
«Sono rimasto a casa, così come hanno fatto milioni di newyorkesi. Siamo stati tutti bombardati da raccomandazioni e inviti a non muoverci se non per cause di forza maggiore. E io, come gli altri che lavorano con me, mi sono adeguato. Ho avuto il tempo di fare un po' di scorte di generi alimentari. E poi non sono più uscito di casa. Quello che accadeva fuori l'ho visto dalle finestre del mio appartamento e soprattutto dalla televisione. Ed erano scene drammatiche. Anche il ristorante è rimasto chiuso per due sere. Forse riaprirà domani, se – come sembra – l'allarme sarà definitivamente rientrato».
Mi immagino che in Italia i tuoi familiari fossero molto preoccupati. Tu riuscivi a comunicare con loro?
«Per fortuna, almeno nel mio quartiere, non ci sono mai stati problemi alle linee telefoniche. E quindi ho potuto parlare con l'Italia e tranquillizzare tutti. Molti miei amici si sono fatti vivi anche su Facebook, chiedendomi come stavo e cosa stavo facendo».
E tu cosa facevi quando l'uragano Sandy stava tormentando New York?
«Beh, insieme agli altri amici italiani che vivono con me, abbiamo cercato di sdrammatizzare un po' l'attesa. Abbiamo giocato a Monopoli e fatto qualche partita a carte. Ho anche preparato una zuppa inglese ed ho messo la foto su Facebook. Ma non nascondo che fra noi c'era grande preoccupazione. Anche perché le immagini che rimbalzavano dalla televisione su tutti i canali e che certamente sono arrivate anche in Italia erano davvero drammatiche. E assolutamente inedite per una città come New York».
Ora la situazione sta tornando alla normalità. Quando tornerai in Italia?
«Sì, la fase più intensa dell'uragano è ormai passata. E nei prossimi giorni dovrebbero essere nuovamente ripristinati i servizi essenziali: dall'energia elettrica ai trasporti. E, come detto, domani dovrei tornare finalmente al lavoro, anche se probabilmente in questi primissimi giorni sarò costretto a muovermi in taxi . Per quello che riguarda l'Italia, invece, a dicembre tornerò per trascorrere a Viareggio le vacanze di Natale. Per poi tornare a New York, naturalmente».
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