Il Tirreno

Versilia

Studenti e pendolari in rivolta per la stazione

di Marco Pomella
Studenti e pendolari in rivolta per la stazione

Grande preoccupazione per la chiusura annunciata dalla Regione «Un taglio assurdo che creerà enormi disagi a chi deve andare al lavoro»

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MASSAROSA. Gli occhi ancora arrossati dal sonno, la felpa a ripararla dall'aria fresca del mattino. Caterina Bucci, 19 anni di Quiesa, è uno dei tanti pendolari che tutti i giorni prendono il treno dalla stazione di Bozzano per andare all'università, come nel suo caso, o a lavoro.

«Io vengo a prendere il treno in bici. Se chiudono questa stazione - dice - non so come fare. Dovrò chiedere a qualcuno a casa di accompagnarmi almeno fino alla stazione di Viareggio: con i pullman pubblici diventa tutto troppo complicato«.

Come lei, ieri mattina ad attendere il treno delle 6.58, altre quindici persone circa. Ma ce ne sono altre quaranta che prendono, sempre da Bozzano, il treno successivo, quello delle 7.30. Anche Valentina Baroni, 19 anni, studia a Pisa. E tutte le mattine è lì, in banchina, ad aspettare il convoglio. «Nel caso sopprimessero questa fermata come dicono, sarebbe un grande disagio per noi studenti».

Alberto e Roberto invece, entrambi 53 anni, prendono quel treno per andare a lavoro, uno a Pisa, l'altro a Montecatini.

«Il problema di andare con i pullman - dice Alberto - non è solo quello degli orari. Il pullman a Lucca ferma a 500 metri dalla stazione dei bus. E per fare quel tratto a piedi perdiamo tutte le coincidenze».

Una scelta ancora più assurda «perché qui a Bozzano - dice ancora Alberto - il treno deve comunque fermarsi. C'è lo scambio sulle rotaie, spesso sta fermo anche un quarto d'ora senza motivo. Ma perché devono eliminare una fermata dove il treno, necessariamente, deve fermarsi?».

Anche Salvatore Vitiello prende il treno alle 6.58 per andare a lavoro, a Viareggio, alla Cittadella del Carnevale.

«Non è una soluzione razionale - dice - quella di voler sopprimere una stazione. Vogliono razionalizzare le spese? Taglino il numero di treni, eliminino quelli meno utilizzati. Ma questi del mattino, e quelli al rientro alle 18,25, sono fondamentali. Se dovessi prendere il pullman dovrei alzarmi mezzora prima».

E quando lo dice l'orologio segna le 6.40 del mattino, il sole deve ancora sorgere. Tra i pendolari ieri mattina c'era anche il vicesindaco Adolfo Del Soldato. «Non prendo più il treno da Bozzano da quando andavo a liceo», dice.

E si vede: prima di salire cerca, in stazione, una biglietteria automatica.

Peccato che non ci sia nessuna biglietteria, ne automatica né umana, non c'è nessuno in stazione.

Sembrerebbe quasi una fermata fantasma, non fosse per quel brulicare di pendolari. «Sono qui a nome dell'amministrazione - dice Del Soldato - per manifestare vicinanza ai pendolari, e solidarietà alla battaglia di chi non vuole veder sparire la stazione di Bozzano. Sarebbe una decisione assurda».

Contrario alla scelta della Regione anche Stefano Natali, assessore ai trasporti locali. «Si può discutere di una razionalizzazione dell'intera linea Firenze-Viareggio, ma non di soppressioni», dice.

Il piano della Regione prevede la chiusura di 7 stazioni in Toscana e il taglio di molti treni.

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