Il Tirreno

Versilia

Perde il lavoro e la cacciano dopo 30 anni

di Matteo Tuccini
Perde il lavoro e la cacciano dopo 30 anni

Maddalena: «Sono disperata, non so che fare». L’ufficiale giudiziario le dà tempo fino a gennaio

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VIAREGGIO. La sua storia è quella di tanti altri che in questo momento rischiano di finire in mezzo a una strada. Maddalena ha perso il lavoro, perché l’anziana che accudiva è morta: e con il taglio dei contributi all’affitto elargiti dal Comune, non riesce più a pagare i quasi 600 euro mensili che la proprietaria le chiede per l’appartamento dove abita. E così, ieri mattina, alla sua porta in via Aurelia nord, ha bussato l’ufficiale giudiziario: «Signora, deve andarsene».

Maddalena, con l’aiuto di Emma Viviani e dell’associazione Araba fenice, è riuscita a far capire al pubblico ufficiale che la sua condizione è davvero disperata: «Non ho un posto dove andare, né un mestiere che mi porti qualche soldo. Ho problemi di salute, e gli unici che mi stanno aiutando sono quelli dell’associazione». A quel punto le è stato dato un po’ di tempo per trovarsi un’altra sistemazione: «Ma il 29 gennaio - le è stato detto - deve lasciare questa casa». Maddalena ha abbozzato, terrorizzata. La paura di venir sbattuta fuori di casa l’ha fatta e la fa stare male. Da 30 anni vive tra quelle mura, non le sembra vero quello che sta accadendo.

«Così non si può andare avanti - dice Emma Viviani, assistente sociale e attiva in città con varie iniziative, soprattutto al Varignano - capisco che il Comune non ha più un euro, ma non può lavarsi le mani di questo dramma quotidiano. Gli errori del passato ormai sono tali e non si può cancellarli: ma è possibile che una persona come Maddalena, che ha un bisogno tremendo di aiuto e che non ha mai fatto male a una mosca, debba essere trattata così?».

Il fatto è che i servizi sociali non sanno più che pesci prendere. Si trovano di fronte a un’emergenza continua, da gestire con mezzi ormai ridotti all’osso.

«E allora - conclude Emma - bisogna darsi da fare. Mettersi intorno a un tavolo, capire quali sono le disponibilità, sia in termini di contributi che di tetti, e agire. Il presidente della Croce Verde ha invitato le associazioni a dare una mano all’amministrazione, magari cercando di capire se può mettere a disposizione qualche locale? Benissimo. L’importante è che il Comune capisca che bisogna muoversi. O si scatena un vero conflitto sociale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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