Finanza
«Vittorio non c’è più». E i bimbi tacciono
A scuola le maestre e il dirigente scolastico incontrano la classe del piccolo. Orsi: abbiamo fatto ciò che era necessario
PIETRASANTA. Quell'assenza, che mai verrà meno, in qualche modo andava spiegata. Con parole giuste, sguardi rassicuranti, un sorriso diverso, un ascolto attento. E così è stato.
La scomparsa di Vittorio Boschi, 7 anni, in un incidente stradale che ha coinvolto la sua famiglia in Francia, è stata percepita e vissuta direttamente, ieri mattina, dai suoi compagni della classe seconda delle elementari Pascoli. Uno sguardo al banco di Vittorio - un bambino «curioso, vivace, sempre pronto a dire la sua e a strappare una risata» ricorda a filo di voce un genitore – e poi qualche sussurro, le domande accennate. E un silenzio prolungato. «Gli insegnanti - spiega il dirigente del Comprensivo 1 Sandro Orsi - hanno fatto quello che dovevano fare. Dimostrando, e non avevo alcun dubbio, sensibilità e competenza. I bambini mi sono sembrati tranquilli: la prima parte della mattinata è stata dedicata a quanto successo, ma la nostra priorità è stata quella di rispondere là dove venivano poste domande cercando, al tempo stesso di mantenere un clima di normalità. I compagni di Vittorio erano già stati informati tutti, o quasi, dai loro genitori, su quanto accaduto: c’era quindi poco da aggiungere, in questo contesto. Però, a taluni interrogativi, come quelli relativi alla dinamica dell’accaduto, è stato dato il dovuto spazio. Le maestre hanno poi detto che certi incidenti, certe situazioni, di questa gravità possono vedere coinvolti anche i bambini. Ma parliamo di piccoli di 7 anni, che metabolizzano ancora in un certo modo la perdita di un compagno. Ad esempio - prosegue Orsi - nella classe quinta, quella che ospita la sorellina di Vittorio, Emma, visto che si parla di bambini di 10 anni, la percezione è più diretta, reale. Ecco, quando Emma tornerà in aula, l'impatto, temo, non sarà semplice: compito nostro e delle istituzioni preposte sarà di conseguenza quello di starle vicini, seguirla».
Privilegiare una normalità di fondo non significa però omettere la verità sulla morte di un bambino di 7 anni. «Quanto accaduto a Vittorio andava raccontato, ma, e mi ripeto, solo seguendo la curiosità e le domande dei bambini. Domani mattina (oggi, ndr) le classi seconde hanno in programma una gita a Pruno. Abbiamo deciso di non annullarla, di portare avanti quanto fissato, proprio per quel contesto di rispetto della normalità di cui parlavo: è ovvio che resteremo vigili sul comportamento dei bambini. Se poi dovessero emergere situazioni di disagio attiveremo il nostro punto di ascolto e lo psicologo: di soldi in cassa - afferma Orsi - ne abbiamo davvero pochi per queste attività di supporto e dobbiamo ringraziare il Comune di averci dato una mano perché lo Stato ha tagliato ogni contributo».
Non c’erano fiori o disegni a ricordare Vittorio Boschi, ieri mattina: l’immagine di quel bambino, «così voglioso di fare e capire», come testimonia sempre un genitore, era tutta nello sguardo e nelle domande a bassa voce dei suoi compagni di classe e nello strazio, dignitoso e celato, delle maestre. A medicare paure e senso di vuoto ci penserà, poi, il tempo. Oggi è solo il momento del silenzio condiviso, quello che trascina con sé domande troppo grandi per ottenere una qualsiasi risposta.
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