Sicurezza
«Un danno erariale se il Comune vende l’ex Incanto»
Il Pdl all’attacco: siamo pronti a rivolgerci alla Procura Dubbi anche sul diritto di prelazione dei concessionari
PIETRASANTA. Dalla bagarre politica alle carte bollate. La decisione del Comune di mettere in vendita l’Ex Incanto, l’immobile di Tonfano con vista pontile, viene duramente contestata dal Pdl. Nel mirino una procedura di alienazione che, sempre a detta dell’opposizione, potrebbe configurare un danno erariale alla comunità e ancora alcune decisioni che, se ratificate «ci vedrebbero costretti a chiamare in causa, con un esposto, la Procura per le opportune verifiche» rilanciano sempre dal centro-destra.
«Il Sindaco ha il dovere di spiegare a tutte le imprese turistiche e non solo, del nostro Comune, il motivo per il quale, anziché procedere ad una alienazione “illuminata” valorizzando le cose da vendere si è intestardito nel voler cedere proprio l’Ex Incanto. Lo scorso anno, dopo la decisione dell’attuale Giunta di revocare la nostra idea del Parco Marino in quella sede, si è proceduto a riscrivere la convenzione con gli attuali inquilini (5 concessionari, ndr) in base al vigente regolamento è previsto il diritto di prelazione disgiunto degli attuali Concessionari.Si è poi deciso di concedere il rinnovo della concessione, in caso di ammodernamenti e lavori, di 10 anni. Oggi, ad un anno di distanza – scrivono dal Pdl – il Comune decide di alienare l’ex Incanto: pare che chi deciderà di comperare, se diverso dagli attuali concessionari (che hanno già manifestato interesse per l’acquisto) si troverà obbligato a concedere in locazione, sempre agli attuali occupanti, l’immobile con un contratto di locazione di commerciale, il classico 6 anni più 6 anni».
A detta del Coordinamento comunale del Pdl «un bene con gli inquilini dentro che hanno una garanzia di un contratto, ha un prezzo di mercato notevolmente più basso di un bene libero. Senza dimenticare che il diritto di prelazione e il fatto che una porzione dell’area è di competenza del Demanio abbassa ulteriormente il prezzo di vendita. Volendo per forza vendere oggi l’ex Incanto e non alla fine del 2013, scadenza naturale delle attuali concessioni (quindi eliminazione di ogni vincolo) si potrebbe configurare un danno per le casse comunali e quindi per la cittadinanza. Con una postilla. «Nel maggio scorso è stato siglato un accordo che prevede la proroga delle concessioni fino al 2023 in caso di lavori per 140 mila euro. La cosa piuttosto strana è che gli attuali Concessionari possono esercitare prelazioni e tutto il resto soltanto se risultassero concessionari alla data di messa in vendita dell’immobile. E quando sarebbero dovute scadere le concessioni senza l’accordo sottoscritto nel maggio scorso? Fra due mesi e mezzo e comunque non oltre l’ottobre 2013. Visto che la condizione essenziale dell’accordo non si è verificata, in quanto la ristrutturazione non solo non è iniziata, ma neppure gli atti sono stati presentati, tale accordo non è valido. Accordo che prevede, inoltre, che in caso di decisione da parte della pubblica amministrazione di alienare l’immobile, nulla è dovuto ai concessionari». Un fatto è certo: al di là delle questioni procedurali da chiarire il Pdl sa bene che la vendita dell'ex Incanto è fondamentale per il patto di stabilità del bilancio comunale. Da qui una dura battaglia politica dagli scenari tutti da decifrare.
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