La manifestazione
Spiagge, aste evitate in Spagna
Madrid proroga per 75 anni le concessioni, i balneari chiedono di imitarla. Ma non mancano i dubbi
VIAREGGIO. Oggi come oggi il modello spagnolo funziona solo nel calcio. Ma forse può servire anche per le spiagge. Il governo di Madrid, infatti, ha approvato una legge che proroga le concessioni demaniali per 75 anni e le autorizzazioni dei chiringuitos - i “baretti” caratteristici in riva al mare - per 4 anni.
Insomma: si evita la messa all’asta delle spiagge, così come imposto dalla direttiva Bolkestein, che ovviamente vale anche per gli iberici. Conservando, in pratica, migliaia di edifici costruiti sul litorale, che alla scadenza delle concessioni - nel 2018 - sarebbero stati demoliti.
Il tam tam si è scatenato in fretta su Internet. E ha fatto brillare gli occhi dei balneari, che adesso chiedono al governo di Roma di ispirarsi a quel testo per evitare le gare delle concessioni a partire dal 2016.
Ma si tratta di situazioni paragonabili? Difficile dirlo. La Spagna ha costruito sulle spiagge con una “violenza” cementificatrice non paragonabile a quella italiana. E quindi parte da una posizione di svantaggio rispetto al nostro Paese. Ma gli edifici costruiti in area demaniale sono paragonabili, a livello giuridico, agli stabilimenti balneari? A prima vista sembrerebbe di no: in Spagna hanno tirato su case, addirittura attività industriali, sulla sabbia. Ci sono, è vero, costruzioni a scopo turistico: bar, ristoranti, residence. Ma non i bagni come li conosciamo noi, che sono appunto una particolarità italiana. L’impressione è che l’attività di questi ultimi sia più simile ai chiringuitos, che hanno un regime diverso: si basano, infatti, sulle autorizzazioni. Che hanno, come detto, scadenza assai più breve.
C’è poi un altro aspetto: a differenza di quanto si è letto e scritto in numerosi siti web, non sembra che l’Unione Europea abbia già dato il suo via libera.
Questo non significa che la strada non sia aperta: tutt’altro. È un dato di fatto che la Spagna è il primo Paese europeo che cerca di “sgonfiare” gli effetti della Bolkestein. Ed è altrettanto vero che rappresenta il primo, vero tentativo di riordinare il settore delle concessioni demaniali marittime dopo che l’Europa ha imposto una rilettura.
«Da una prima veloce lettura della legge spagnola, in attesa di una in più attento studio e riflessione tecnica-politica - afferma Emiliano Favilla del Comitato - mi sembra di poter dire che è un testo importante (anche dal punto di vista ambientale oltre che di salvaguardia per le piccole imprese del settore) anche per la situazione italiana. È vero che dovrà ancora passare al vaglio di altri organismi istituzionali spagnoli e forse anche europee, per essere applicativa in Spagna, ma è indubbio il grande valore che intanto sia stata presentata».
«Magari il nostro governo di inetti e incapaci avesse fatto altrettanto - prosegue Favilla - alla luce anche di questa “spinta spagnola”, a mio avviso, bisogna continuare ed intensificare l’azione contro il governo e contro tutte quelle forze politiche che hanno dimostrato fino ad oggi un’ignoranza e superficialità clamorose (quando addirittura non sia ravvisabile malafede e collusione con ambienti forti e malavitosi). Ora più che mai - conclude Emiliano Favilla - battiamo il ferro scaldato dalla Spagna, utilizziamo tutti gli spazi e le opportunità per rivendicare, protestare con dignità (e non elemosinare con il cappello in mano) le nostre ragioni. Più siamo capaci di farci sentire e vedere, più abbiamo la possibilità di essere presi in considerazione dai “ciechi e dai sordi”».
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