Il Tirreno

Versilia

Dal gruppo Pd si stacca Leonardo Betti

di Donatella Francesconi
Dal gruppo Pd si stacca Leonardo Betti

Avvocato, 38 anni, consigliere di opposizione: ha molti consensi soprattutto tra i giovani nel partito e a sinistra

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VIAREGGIO. Leonardo Betti, 38 anni, avvocato, già consigliere comunale di opposizione durante i quattro anni di amministrazione Lunardini, alla guida della Viareggio fiori, società partecipata dell’amministrazione Marcucci, è il volto ed il nome sul quale potrebbe convergere la maggioranza del Partito democratico in vista delle elezioni amministrative del 2013. I tempi stringono, dopo che il segretario comunale Glauco Dal Pino ha alzato la voce: «Ho detto no alla buffonata di 5 o 6 candidati del Pd alle primarie di coalizione. Uno scenario di questo tipo non è sopportabile. In questo senso ho cercato di strigliare un pochino il partito».

Betti potrebbe contare - così spiega ancora Dal Pino - su 25-30 firme dell’assemblea comunale. Sulla sua candidatura a sindaco non c’è ancora la convergenza dell’area dei fedelissimi del segretario nazionale, Pierluigi Bersani. Area che, a Viareggio, coincide per buona parte con quella dei “marcucciani”, nel senso di coloro che hanno partecipato ai dieci anni della Giunta Marcucci, a cominciare dall’ex assessore Fabrizio Manfredi, oggi presidente dell’Ente Parco. Al momento, però «Betti è il nome che sembra avere il consenso più ampio nell’assemblea comunale», sottolinea il segretario Dal Pino, che continua: «Il candidato dei “bersaniani” resta Alberto Corsetti, segretario delle Federazione versiliese del Pd. Si può dire qualsiasi cosa, ma non che non abbia un senso. Alla candidatura Corsetti si è opposta, però, Area democratica». Quella che a livello nazionale fa capo a Dario Franceschini e che a Viareggio conta esponenti come la senatrice Manuela Granaiola e il presidente del consiglio provinciale, Andrea Palestini.

Sul nome di Betti, conferma Dal Pino. «al momento non ci stanno neppure i “renziani”. Che voglio comunque andare alla primarie. Niente in contrario, se al massimo il Pd porta un paio di candidati». Ipotesi non fuori dalla realtà, dato che lo stesso Dal Pino ammette: «Qualcuno agitato, che non si ritira e vuole andare ad oltranza c’è...». Alla domanda se il segretario del Pd stia pensando, per caso, all’ex capogruppo del Pd in consiglio comunale, Antonio Batistini, nome nella rosa dei “papabili”, Dal Pino risponde: «Se ci fosse un candidato unico non credo che sarebbe Batistini a creare problemi...».

La candidatura di Betti (133 preferenze alle primarie per il consiglio comunale nel 2008 e 185 voti alle elezioni dello stesso anno, una cifra che lo pone tra i primi dieci eletti del Pd) trova «ampio consenso tra Generazione democratica che è trasversale rispetto alle aree del partito. E tra i nominativi graditi ad Area democratica - continua Dal Pino - c’è anche questo».

Qualche problema - così si dice - Betti potrebbe incontrarlo anche a sinistra. Il suo nome, infatti, sarebbe gradito ai giovani di Sel che hanno costituito un circolo tematico in città, ma lascerebbe qualche dubbio nel gruppo guidato da Cristina Boncompagni, anche lei nella Giunta Marcucci.

La Federazione della sinistra, infine, non gradirebbe. Tanto da aver rispolverato l’idea di correre in proprio con Stefano Carmassi, dirigente Arci.

«Ho sempre detto che i nostri alleati naturali sono a sinistra», risponde l’interessato: «Non vedo, dunque, dove potrebbe essere il problema. Tanto che non mi risulta essere questa la posizione della Federazione della sinistra».

In realtà, al di là del nome più o meno “giusto”, le differenze sono tutte sul programma, anche all’interno del Partito democratico. A cominciare dal “nodo” dei progetti in materia di sviluppo della portualità, al centro della prossima campagna elettorale dopo quattro anni di stop imposto dall’amministrazione Lunardini a qualsiasi progetto che riguardasse la Darsena.

«Le mie posizioni in consiglio comunale - spiega Betti - non possono certo far pensare che io voglia fare arrivare il porto fino a via Machiavelli. Mi sono schierato apertamente contro il progetto di edificazione dell’ex Casa del fascio, così come a quello di sopraelevazione del nuovo hotel in viale Einaudi».

Un atteggiamento, rispetto alla cementificazione della città, che trova sicuramente consensi in quella parte del Partito democratico che nella lunga era Marcucci ha fatto di questa posizione il proprio cavallo di battaglia nel partito come in città.

Un po’ meno in quel mondo imprenditoriale che sempre più si va stringendo intorno a Riccardo Cima, commercialista, liquidatore del Centro congressi, amministratore unico di Polo nautico che ha da tempo gettato l’amo anche nel mare del centrosinistra viareggino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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