Attenzione
Privé a luci rosse: barista a processo
Nei guai dipendente del Gilda 2, per lei l’accusa è favoreggiamento della prostituzione
MASSAROSA. Semplice barista o cassiera per il privé dove si svolgevano incontri hard? Il caso riguarda una dipendente del notissimo locale delle colline massarosesi Gilda 2, finita a processo in tribunale a Viareggio per favoreggiamento della prostituzione. La vicenda è cominciata dopo un blitz di Finanza e Carabinieri al Gilda 2 avvenuto nel 2007 in seguito a una maxi-indagine su un giro di prostituzione.
Il caso. A finire alla sbarra come imputata nel procedimento aperto si in Tribunale a Viareggio è adesso Marcella Masoni, 42 anni, dipendente del Gilda 2. Secondo la Procura la donna - che al tempo dell’indagine lavorava come barista nel locale - avrebbe riscosso soldi dai clienti che frequentavano il privé dove, secondo l’accusa, si svolgevano attività di prostituzione (delle quali la Masoni sarebbe stata a conoscenza). Per questo motivo per la donna è scattata l’accusa di favoreggiamento della prostituzione.
Secondo i difensori della donna - gli avvocati Eros Baldini e Giacomo Ciardelli - la Masoni avrebbe lavorato semplicemente al bar dando una mano alla cassa in assenza dei titolari del locale. E quindi non avrebbe avuto alcun ruolo nelle vicende legate alla prostituzione.
La vicenda. L’inchiesta che ha portato al processo è cominciata nel 2007. Nel novembre di quell’anno carabinieri e Finanza misero sotto sequestro il Gilda per un giro di sfruttamento della prostituzione, immigrazione clandestina e riciclaggio. In quell’occasione finirono ai domicilari i gestori del locale Luigi Basile e Rosa Spettro: i due hanno patteggiato rispettivamente condanne a due anni e un anno e dieci mesi. Nel mirino degli inquirenti finirono anche le attività che si svolgevano nel privé del Gilda dove belle ragazze intrattenevano i clienti che pagavano per l’ingresso.
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