Versilia? Il paese dei balocchi non attira più
Marco Bernardini racconta mali e prospettive «Bisogna cambiare, anche partendo da Botero»
PIETRASANTA. «Ma insomma, ci siamo rotte le scatole anche di Botero».
A fine intervista Marco Bernardini usa un’iperbole che autorizza a scrivere. Ma deve restare un’iperbole, anche se al cronista sa molto del grido liberatorio di Fantozzi: «La Potiomkin è una boiata pazzesca«.
«Voglio dire che forse della Piccola Atene si è fatto un mito che non regge più tanto. Che c’è necessità di rinnovare, di dare ai versiliesi anche una stagione culturale che vada oltre questi pochi mesi estivi di attività».
Marco Bernardini è un signore di 65 anni che ha girato il mondo da inviato speciale (prima agli Esteri per la Gazzetta del Popolo, poi a Tuttosport) per decidere, una volta in pensione, di lasciare Torino per vivere a Fiumetto, insieme alla giovanissima figlia (16 anni).
«Lei sta benissimo qui – racconta Bernardini seduto ad un bar di piazza Duomo – io talvolta ho qualche dubbio. Sono venuto in Versilia, non sono tornato. Io ho vissuto la Versilia della Bussola, quando da ragazzino mi addormentavo su un divano dopo il concerto di Mina e mi risvegliava zio Sergio per caricarmi in auto e portarmi a Marginone».
Per i non esegeti della famiglia Bernardini, Marginone è la frazione di Altopascio da dove è partita la genìa dei Bernardini.
«Ecco io in Versilia, ancora oggi, sono soprattutto il nipote di Sergio. La cosa mi riempie di orgoglio, di giusto orgoglio. Ma io ho una storia mia, una mia carriera e mie capacità che avrei voluto mettere a disposizione di questa terra. Purtroppo finora non ci sono riusciti. E mi dispiace».
Eppure scrivi di personaggi della Versilia, presenti Pietrasantissima, vai in tv da Pippo Baudo a raccontare la Bussola,ti fai mandare a quel paese da un tale Marcello Lippi...
«Scrivo sul Corriere Fiorentino dove ho fatto lo scoop di un Lippi in bilico, visto i pochi risultati ottenuti in Cina. La mattina dopo mi arriva un sms dall’Asia: bell’amico. Marcello è fatto così: sempre permaloso, fin dai tempi in cui lavorava a Torino ».
Come molti versiliesi, del resto. Soprattutto quelli molto belli e famosi come Lippi.
E Pietrasantissima, si rifà?
«Intanto Pietrasantissima ha avuto successo. ma non verrà ripetuta. Un peccato perchè avevamo passato un bell’inverno in centro.
«Non verrà ripetuta perchè tutto è sulle spalle di Michele Marcucci dell’Enoteca. Nessuno l’ ha aiutato e così non rivedremo in centro Valeria Golino e Riccardo Scamarcio, Peppino di Capri e Paolo Rossi. Io avevo già pronte tre altre serate per questo inverno, ma al momento non se ne fa di niente. Pensavo ad un «Divi e divine», ad una seconda serata dedicata ai Potenti, ad un terzo appuntamento sulla data 22-12-2012, ovvero la data che i Maya indicano per la fine del mondo. Potevamo sul tema pensare ad una grande serata a teatro con nomi come Giacobbo e Piero Angela».
Da ricordare che Angela da ragazzino suonava il jazz alla Capannina di Marco Polo, ai tempi – primissimo Dopoguerra – che la gestiva il grande Bernardini.
«Sono deluso perchè avevo idee anche per la Versiliana. Ho presentato un progetto e mi hanno detto: lo esaminiamo e poi ci sentiamo. Tanti sorrisi, anche da parte di Manrico Nicolai, ma poi nessuna, dico nessuna, telefonata. Neppure per dirmi che la cosa non interessava più. Temo che se sei fuori dai giochi di potere qui non si lavora, nè si fa niente. Pochi giorni fa mi ha chiamato Corrado Tedeschi. Era rammaricato che gli avessero tolto la direzione del teatro dell’Olivo di Camaiore per passare tutto alla Versiliana, come si è poi visto. Ma io credo che anche Tedeschi potesse essere una risorsa per la Versilia. Poi, cambiata la giunta di Camaiore, cambiato tutto. Con evidenti paradossi nel mio caso. Io che sono di sinistra, avevo ben altre attenzioni da parte della giunta guidata da Massimo Mallegni«.
Bernardini è amareggiato tanto che sottolinea: «Capisco Manlio Cancogni che, al di là della età avanzata, si è ritirato nella sua casa di Marina. Forse la Toscana, che io confesso conoscevo poco, ha questa inclinazione montanelliana, anzi malapartiana da Maledetti toscani».
Bernardini prima di fare il giornalista ha fatto teatro, da giovanissimo con Dario Fo e Franca Rame. Quando parla di spettacolo e cultura sa cosa dice.
«Dico che in Versilia tutti i Comuni fanno tutto, senza specializzarsi e soprattutto senza evitare questo spreco di risorse portato dai doppioni. E’ un problema che tutti sollevano, ma poi ogni Comune coltiva il proprio orticello, cacciando i veri talenti».
Tipo?
«Non voglio parlare di mio zio e di come sia stato osteggiato ai suoi tempi, ma faccio due nomi. Mimmo D’Alessandro si è rifugiato a Lucca con il suo Summer Festival e Felice Laudadio è tornato a Roma. E pensare che dopo avere diretto Europacinema a Viareggio fu chiamato alla Mostra di Venezia. Questi sono i talenti che perdiamo. E poi bisogna che la costa si specializzi: Viareggio ha la lirica e ha Gaber e aveva Europacinema, Pietrasanta ha la Versiliana e gli artisti, Camaiore può immaginare di ripartire da Bussoladomani e dalla musica leggera. Certo servono le risorse, ma anche la testa. Penso a Viareggio. Non è possibile che si parli più di Carnevale a Viareggio che a Rio dei Janeiro.E intanto si è perso il premio Viareggio, nel senso che ha perso tutto il prestigio che aveva. Ecco alla Versilia oggi manca Viareggio, una città la cui fama non ha paragoni. Molto più che Forte o Pietrasanta. E soprattutto che ha pontezialità ancora enormi, basterebbe ci credesse. Ricordo che mio zio, nato a Parigi e cresciuto a Torino, amava Viareggio ed infatti abitava al Marco Polo».
Ma Marco Bernardini al di là dei propositi, individua il vero problema della Versilia in un fatto solo.
«Qui resiste ancora l’idea di lavorare per sei mesi e campare tutto l’anno. Al di là che è sempre più difficile farlo, vista la crisi economica,resta il problema di una mentalità che a settembre ti porta già in letargo per risvegliarsi ad aprile. Ripetto non è più concepibile passare sei-sette mesi nel nulla. Una mentalità che ho scoperto, grazie a mia figlia, che regna anche nelle nostre scuole. La bellezza dei posti, l’indubbio talento dei versiliesi credo non bastino più a sostenere il turismo e la cultura in un mondo che sta velocemente cambiando. Oggi la Versilia non è la Florida, non è la California, ma neppure il Salento così amato. La Versilia ha bisogno di ripartire. Ma serve un lavoro duro e forse uomini nuovi. Ecco, usando un termine semplice: qui tutti la vivono come il paese dei Balocchi, come un’eterna vacanza che riguarda i turisti, certo, ma non può riguardare chi ci vive, chi deve lavorare sul turismo. Per questo dico che ci stiamo stufati di Botero. E’ un modo per dire che dobbiamo trovare nuovi artisti, nuovi scultori che diano a Pietrasanta quello slancio che ebbe quando trent’anni fa il mondo scoprì che Fernando Botero aveva scelto Pietrasanta e le Apuane come luogo di villeggiatura, ma anche di lavoro. Ecco c’è bisogno di trovare i nuovi Botero, come i nuovi Bernardini (Sergio). Ma senza che la politica o i giochi di potere non li ammazzino nella culla. Questo lo spirito con cui bisogna ripartire. Io, di sicuro, ho deciso che una volta finiti gli studi di mia figlia ripartirò. Dove? Nel nuovo Mondo. Argentina e Brasile sono due paesi dove si vive e si cresce. Ne sono molto affascinato».
Un’ultima domanda. Ma di fronte alla crisi, indubbia della Versilia (Viareggio meno 30% di presenze nell’estate del 2012, il resto della Versilia viaggia sul 15%) come avrebbe commentato tuo zio?
«Credo, senza presunzione, che avrebbe dettole stesse cose che ho detto io in questa intervista».
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