Lutto
Multe a chi paga in ritardo le fatture dei fornitori
Da 500 a 500mila euro per bar e ristoranti e che non rispettano le scadenze La merce fresca va saldata entro 30 giorni, surgelati e scatolame entro 60
VIAREGGIO. Sono pronte multe salate, anzi salatissime, a danno degli esercizi commerciali che non rispettano le nuove scadenze obbligatorie per il pagamento delle fatture. Tra pochi giorni - per la precisione dal 24 ottobre - bar, ristoranti, alimentari e così via dovranno fare i conti con l’ennesima novità della burocrazia italiana. Che rischia di metterli, se possibile, ancora più in ginocchio.
In sostanza, un articolo del decreto sulle liberalizzazioni stabilisce da ora in poi che la fornitura di prodotti freschi (pesce, formaggi e altro) dovrà essere saldata dal titolare dell’attività entro 30 giorni a partire dall’ultimo del mese di consegna della fattura. Un esempio: se la fattura arriva il 14 ottobre, il pagamento dovrà essere fatto entro il 30 novembre. La fornitura, invece, di surgelati e prodotti in scatola, dovrà essere pagata entro 60 giorni.
Le stangate. Chi non rispetta questi termini di scadenza rischia multe, a cura della Guardia di finanza, da 500 a 500mila euro. La cifra dipenderà da fatturati e dimensioni delle imprese coinvolte, dal numero e ricorrenza dei ritardi.
Inoltre, tutti i rapporti tra imprese - clienti e fornitori - che lavorano nel campo dell’alimentazione e della somministrazione dovranno essere regolati da contratti scritti. Che disciplinino tempi e costi della fornitura di prodotti.
I prodotti. Vanno pagati entro il mese frutta, verdura, formaggi, pesce (fresco, ovviamente), vino, bibite, olio, caffè e in generale tutti quei prodotti considerati deteriorabili.
Entro 60 giorni, invece, devono essere saldate le fatture per prodotti surgelati e prodotti in scatola.
La norma. A stabilire queste nuove regole è l’articolo 62 del decreto sulle liberalizzazioni, a sua volta figlio di una direttiva europea, la numero 7 del 2011, sui ritardi dei pagamenti. Il decreto - trasformato in legge - è stato messo in pratica da un altro decreto attuativo che è in attesa del parere del Consiglio di Stato. Le norma è già operativa, anche se pare che sull’obbligo dei contratti si possa raggiungere un compromesso (ad esempio considerando validi i preventivi sottoscritti).
Ma perché è stata introdotta questa novità? Come spiegano gli addetti ai lavori, si tratta di una forma di tutela delle imprese fornitrici, troppe volte “strozzate” dalla grande distribuzione che gestisce a suo piacimento i tempi di pagamento. Ma l’impressione è che non si sia calcolato l’effetto sui pubblici esercizi. Trasformando un’idea buona in un boomerang clamoroso, che rischia di mandare all’aria ancora più aziende di quante non se ne voleva salvare. Perché sono pochi quelli che in questo momento riescono a regolare le loro pendenze in maniera rapida.
«Ci faranno chiudere tutti». Saputo cosa sta per accadere, ristoratori e imprenditori del settore alimentare sono rimasti di sasso. «È un complotto per farci cambiare mestiere - afferma lo chef Amelio Fantoni, patron del ristorante Buonumore - ritengo assurda, e del tutto illegittima, l’idea di intervenire in maniera così pesante su un rapporto tra imprese che si basa, appunto, sulla fiducia reciproca. Non capisco perché, se il mio fornitore accetta la mia proposta di regolare la fattura dopo 120 giorni, lo Stato trovi qualcosa da ridire. La Costituzione, per quello che vale, non lo prevede. Ma si sa, ormai ce ne freghiamo alla grande di quella roba lì».
Paradossale il caso di Gabriele Ghirlanda, imprenditore che con la sua “Ideal party” organizza feste e ricevimenti, ma che allo stesso tempo lavora anche come fornitore di una specialità di formaggio. «In base alla nuova legge - dice con ironia amara - devo fare la faccia cattiva da un lato e quella buona dall’altro. Ma c’è un altro aspetto che mi lascia perplesso. A me capita di venire pagato dopo mesi dai miei clienti per feste e ricevimenti - spiega - e io, a mia volta, dovrei saldare le fatture entro i 30 giorni? Beh, complimenti a chi ha fatto la norma. L’unica cosa certa è che con questa crisi che c’è si porterà al collasso chi è già in ginocchio».
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