Il Tirreno

Versilia

Dai cantieri navali l’ultimatum a Genova «Dimezzate i costi»

di Corrado Benzio

Ucina fa salire la polemica contro la fiera nautica. E’ il momento di avanzare la candidatura di Viareggio

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GENOVA. Oggi si chiude l’edizione numero 52 della mostra della nautica di Genova. Difficile immaginare che possa essere l’ultima in Liguria, ma potrebbe essere l’ultima che si svolge nella fiera.

Ricordando le accuse lanciate da Paolo Vitelli, patron di Azimut-Benetti, che ha proposto di spostare la mostra a Viareggio, l’Ucina – l’unione delle aziende nautiche c he fa capo a Confindustria – ha lanciato il suo ultimatum alla direzione della fiera. «O dimezzate i prezzi degli stand e degli spazi in acqua e rifate il palasport, oppure cerchiamo una sede alternativa a Genova».

L’ultimatum ha anc he una firma, è quella di Francesco Albertoni, piccolo industriale del settore, presidente di Ucina.

Un ultimatum pesante per la fiera perchè in molti imprenditori chiedono di restare a Genova ma ad una condizione sola: spostare la mostra al porto vecchio, con un allestimento degli stand disegnato da Renzo Piano, il grande architetto che a Genova ha lo studio.

Insomma si chiede soprattutto due cose: mostra meno cara per chi espone e più divertente ed accessibile per chi viene a visitarla.

Ma a Genova c’è un altro enorme problema: il calendario. La mostra comincia ad essere inutile, almeno per la grande nautica. Perchè arriva dopo Cannes (inizio settembre) e dopo Montecarlo (fine settembre). Due saloni sempre più importanti e dove trovi cantieri che a Genova non vanno. Un nome per tutti è Perini che va a Monaco e non a Genova.

Insomma al di là delle chiacchere da bar di qualche cronista locale che blatera di Pd, Genova rischia. E grosso.

Basterebbe – paradossolmente – la rinuncia dei cantieri viareggini e toscani in genere per vedere deserte ledarsene che ospitano i maxi-yacht. Ricordiamo una cosa: tutto cambia, quando la crisi morde. Chi non è più giovane ha presente la fine del Salone dell’auto a Torino. Lo organizzava la Fiat a casa sua (il Lingotto). Sparito da un anno all’altro.

Ma torniamo a Genova. Visto l’ultimatum di Ucina, la questione si risolve in questo mese e mezzo.

Una città viva in questo periodo si dovrebbe insinuare per fare una vera controproposta. C’è l’autorevole appoggio del presidente della Regione Rossi, c’è un ammiraglio in Comune (Marco Brusco) che ha importanti rapporti ovunque, c’è Assindustria che è d’accordo.

Certo il silenzio di Pd e Pdl la dice lunga su cosa invece succede in Darsena.

Ricostruendo come finì la mostra nautica aperta nel 1983, tutti omettono una cosa che sanno anche le bitte del molo. La mostra non morì perchè Genova corse ai ripari. Morì perchè alla mostra fu tolto lo spazio che aveva, ipotizzando che la nuova darsena dovesse servire al peschereccio e al mercantile e che la mostra avrebbe trovato più facile accoglienza al Triangolino.

Trent’anni dopo la situazione è questa: mercantile sparito, pescherecci quasi, il Triangolino non è più nemmeno quel romantico spazio per coppiette inc erca di intimità.

Insomma la mostra di Breschi (e Frati) morì perchè Viareggio uccide sempre le sue idee migliori, soprattutto se ad esprimerle sono uomini indipendenti.

Ora torna l’occasione, ghiottissima. Se la Darsena – nel senso dei cantieri – vuole strappare la mostra a Genova, lo può fare tranquillamente. L’occasione è quasi unica.

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