Sicurezza
«Una vetrina buia resta una lapide nel cuore della città»
Batistini (Pd): situazione drammatica, servono rimedi per non far morire questo pezzo di Viareggio
VIAREGGIO. «Un fondo chiuso è una lapide dentro la città. E qui di lapidi se ne vedono troppe». È un commento amaro quello di Antonio Batistini, ex consigliere comunale del Pd ma prima ancora commerciante del mercato di Piazza Cavour, titolare di uno dei chioschi che resiste. «Ormai non siamo più molti» commenta. E le motivazioni della crisi che sta mettendo inginocchio il cuore commerciale di Viareggio per Batistini sono numerose.
«Stanno facendo morire un luogo simbolo di Viareggio - tuona Batistini - una zona che ha sempre rappresentato la vitalità della città, un luogo di aggregazione ma anche di servizio per la cittadinanza, soprattutto per gli anziani. Se non si fa qualcosa e in fretta la città muore».
Batistini definisce la situazione come drammatica. Accanto ai chioschi chiusi si moltiplicano banchi tutti uguali che sempre meno hanno a che vedere con la tradizione del Piazzone.
«Che dire poi - continua Batistini - degli spazi per la pescheria chiusi per metà a causa di una mancata agibilità rispetto alla quale la giunta non ha trovato alcuna soluzione? È tutto fermo da 4 anni e non è un caso che abbia deciso di segnalare la cosa alla Corte dei conti. Cosa dobbiamo fare? Lancio una proposta: istituire un marchio di qualità per le attività di Viareggio che ne abbiano i requisiti e che, in questo modo possano avere agevolazioni su tasse e tariffe».
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