Il Tirreno

Versilia

Sfratti, nessun blocco e tagli agli aiuti

di Donatella Francesconi
Sfratti, nessun blocco e tagli agli aiuti

Dopo il corteo in città i cittadini senza una casa incontrano il prefetto Mannino: «Non ho soluzioni»

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VIAREGGIO. «Mettevi nelle vesti di chi non sa che pesci pigliare perché non ha soluzioni». Domenico Mannino, commissario prefettizio, affronta così l’assemblea degli sfrattati, trasferitasi in Municipio al termine del corteo organizzato dall’Unione inquilini nella giornata nazionale contro gli sfratti.

Scorrono, al microfono della sala di rappresentanza, i volti e le storie di chi combatte da anni con l’emergenza abitativa e di chi, invece, ci si è ritrovato catapultato dalla crisi che ha colpito il lavoro ed i redditi. «Il 27 ottobre me ne devo andare di casa ma a meno di 700 euro non c'è niente in giro ed io non posso pagare questa cifra» racconta una donna. «Ci sfrattano dal campeggio dove siamo stati per un anno e mezzo al posto del mese e mezzo che vi aveva indicato il Comune come termine per una sistemazione. Ora non possiamo più restare. Dormo in auto con mia moglie mentre i bambini sono da un parente. Ho 14 punti per la casa popolare e ancora sono in queste condizioni… Qualcuno mi dica cosa devo fare». «Sono stata per undici anni di albergo, l’età esatta di mia figlia. Poi il Comune mi ha messo in un alloggio del quale pagava l’affitto. Da quando ha smesso è arrivato lo sfratto. Agli uffici cui mi sono rivolta mi hanno detto che si sono perse le mie domande per le soluzioni che il Comune può offrire…». «L’assistente sociale ci dice: voi andate a dormire in macchina ed i bambini vanno in comunità. Ma qualcuno va al cimitero piuttosto…».

Voci di donne, madri, giovani padri, coppie con i bambini piccoli in braccio. È la città che non ce la fa. Che viveva con i contributi del minimo vitale. Che aveva un tetto grazie al meccanismo dispendioso dell’emergenza abitativa. Una “base” storica di disagio sulla quale si sommano i nuovi poveri, chi ha perso il lavoro, chi si è separato e non ce la fa a mantenere se stesso e la famiglia. In una città dove chiudono i negozi come i cantieri navali, ma i prezzi degli affitti commerciali e non rimangono quelli da rendita assicurata per i proprietari degli immobili.

Di fronte ai casi concreti, alle facce, alle lacrime, Mannino annaspa. Incalzato da Michelangelo Di Beo, alla guida dell’Unione inquilini, che non smette di chiedere «che si fa?» di fronte alla prospettive delle famiglie (per il commissario sono solo 40) che di qui a fine novembre saranno in mezzo alla strada. Da una parte le soluzioni che non ci sono, dall’altra l’esigenza e la volontà di intervenire sui disastri fatti dalla politica che ha amministrato Viareggio negli ultimi 14 anni. «L’ufficio casa sta raccogliendo tutti gli abusi e li stiamo mandando alla Procura. Ed io personalmente – assicura il commissario - li manderò alla Corte dei conti». Tra gli abusi, sembra di capire, anche le modalità di pagamento dei contributi per il minimo vitale. Visto che Mannino così si esprime: «Per il minimo vitale dateci il tempo, stiamo per uscire coi contributi. Ma non posso dare il minimo vitale a chi ha 50mila euro di reddito... Io i soldi non li voglio regalare e questa è la situazione che ho trovato. Viareggio non può esser una Repubblica dove vigono norme che non esistono nel resto del mondo.”.

Situazione per la quale anche ieri al secondo piano del Municipio si è recata nuovamente la Guardia di finanza. All’Unione inquilini che chiede blocco degli sfratti e requisizioni del patrimonio edilizio abbandonato, Mannino oppone un netto no perché «la proprietà privata è un principio della Costituzione». «Esattamente come la casa» replica Di Beo che incalza: «Il problema principale è che fare ora, perché queste persone a fine anno non ci arrivano, la maggior parte degli sfratti sono alla terza chiamata. È necessario che il Comune chiami i proprietari che hanno messo a disposizione le case che l’ente pubblico pagava assicurando loro che l’amministrazione si farà gradualmente carico delle morosità dovute. Ma anche che il commissario scriva agli ufficiali giudiziari chiedendo loro la massima elasticità e comprensione. Non si possono vedere sugli sfratti ambulanze e polizia per portare via bambini e persone malate». È necessario «che ciascuno si dia da fare» ha concluso il commissario rivolto a chi ha lo sfratto: «non posso andare io a trovare le case a 500 euro». Quello che Mannino e la sua struttura possono mettere in campo – così l’annuncio ufficiale – è «la speranza di poter liberare qualcosa come pubblico ed entro fine anno assegnare i 60 alloggi popolari». Che vanno però a chi è già in graduatoria da anni. Mentre, sul fronte dei contributi, l’ipotesi è quella di poter assicurare «cifre non superiori ai 250 euro per gli affitti». Con Erp, infine, il Comune ha raggiunto un’intesa sulle morosità: «Se ci sono situazioni di effettivo bisogno metteremo le mensilità dovute a carico del Comune».

Da ultimo l’annuncio: nei prossimi giorni ricominciano gli sgomberi delle case popolari occupate.

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