Sicurezza
«Non voglio soldi ma lavoro per mio figlio»
La storia di una mamma: anche il marito è disoccupato e la seconda figlia fa la stagione per studiare
VIAREGGIO. «Mio figlio guarda il vuoto e mi chiede “mamma, che ci faccio io a questo mondo”?». Chissà cosa direbbe il commissario prefettizio Mannino – che ieri incontrando gli sfrattati ha detto «non potete chiedere risposte a chi non ne ha» - a mamma Mirella, arrivata in Italia nel 2003 dalla Romania, con tutta la famiglia, marito e due figli. Il maschio – racconta Mirella disperata – ha lavorato tre mesi come verniciatore in Piemonte: «Mi telefonava raccontava di non riuscire a fermare il sangue che gli usciva dal naso a causa dei prodotti tossici che utilizzavano…L’hanno pagato dopo due mesi». Anche la famiglia di Mirella ha lo sfratto. Il marito, ventun’anni di servizio come ufficiale di macchina, in Italia ha lavorato come muratore e sui pescherecci: «Nell’ultimo anno, però, solo per due mesi». La famiglia paga mille euro al mese di affitto e ora è sotto sfratto. Con il fratello ed i genitori c’è anche la figlia che studia all’università, legge: «Ha fatto la stagione – racconta la madre – e con quello ha pagato le tasse universitarie». Ma anche il biglietto del treno, in queste condizioni, è un problema enorme. «La nostra famiglia non chiede altro che un aiuto per trovare lavoro. All’assistente sociale del Comune non domandiamo contributi, ma che si scomodino per una volta ad alzare il telefono per aiutare mio figlio a trovare lavoro». La domanda è inevitabile: il Comune non ha soldi, e questo è assodato. Ma i percorsi per sostenere le famiglie travolte dalla crisi sono diversi e non passano solo dalle casse del Comune: è davvero chiedere troppo pensare che un assistente sociale possa avere tra le mani il quadro completo dei possibili interventi di sostegno per attivarli nei casi di emergenza?
Donatella Francesconi
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