Il Tirreno

Versilia

Giro di vite del governo sulla gestione delle spiagge

di Matteo Tuccini
Giro di vite del governo sulla gestione delle spiagge

Ogni Comune non potrà dare più di una concessione allo stesso imprenditore I titoli dureranno dai 6 ai 25 anni. Solo materiali ecocompatibili per costruire

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VIAREGGIO. Molte idee, quasi tutte confuse. E una sola certezza: le concessioni demaniali dovranno andare all’asta dopo la loro scadenza, prevista il 31 dicembre 2015. «Lo status quo non si può mantenere, ce lo chiede l’Europa».

Il ministro del turismo Piero Gnudi lo ha ribadito ieri per l’ennesima volta ai sindacati dei balneari, arrivati a Roma per un incontro che si preannunciava decisivo per le sorti degli stabilimenti. Ma così non è stato: Gnudi si è rifiutato ancora una volta di consegnare la bozza del decreto sulle spiagge. «Sarà pronto tra un mese», il consueto ritornello. Poi, pungolato dai parlamentari, dai rappresentanti degli stabilimenti e dai circa 500 concessionari che fuori dalla porta del ministero di via della Stamperia manifestavano la loro rabbia, Gnudi ha toccato i punti principali - a suo dire - della riforma. Evitando, però, di parlare della questione degli incameramenti nel 2024.

Concessioni: limiti e durata. Partiamo subito da un punto, che peraltro non rappresenta una novità: l’asta, anzi la gara a evidenza pubblica, non sarà fatta sui canoni. A vincere la concessione sarà chi propone l’offerta migliore, in termini di valorizzazione della concessione. Si pensa a un punteggio per la professionalità acquisita nel corso degli anni, a maggior ragione se questa professionalità proviene dal turismo balneare. I titoli dureranno da un minimo di 6 a un massimo di 25 anni. Quindi ancora meno rispetto alle prime ipotesi (9-30). Inoltre - e questo è un aspetto che secondo il ministro tutelerà le piccole imprese contro le multinazionali - ogni Comune non potrà dare più di una concessione allo stesso imprenditore. Questo, però, penalizzerà i balneari che già adesso hanno più concessioni sullo stesso territorio.

Infine, le costruzioni: dovranno essere fatte con materiale ecocompatibile.

Le società di persone. Gnudi all’Ansa ha poi rivelato che verranno privilegiate le società di persone fisiche: «Solo a loro, o comunque a società con persone identificabili, saranno affidate le concessioni». E comunque, sostiene il ministro, dovranno essere le Regioni a definire nel dettaglio le procedure di assegnazione tramite evidenza pubblica. Peccato che queste - mèmori dalla fresca riforma del titolo V che le ha “castrate” - abbiano già risposto picche.

Gli indennizzi. È questo, forse, il punto su cui il governo è più confuso. Ai sindacati e ai tecnici Gnudi ha spiegato che i risarcimenti saranno calcolati con una stima sui fatturati degli ultimi tre anni e dei prossimi tre: in pratica, i bilanci dal 2009 al 2015. Nel computo ci saranno anche le spese da ammortizzare: i mutui, per esser chiari. C’è poi la valutazione delle strutture, che sarà fatta con una perizia dell’Agenzia del Demanio.

Le reazioni. «È desolante - spiega in una nota la senatrice del Pd Manuela Granaiola - il fatto che il ministro non abbia risposto ad alcuna delle sollecitazioni fatte da molti parlamentari su quali azioni concrete fossero state fatte a Bruxelles per ottenere una deroga, o meglio una diversa applicazione della direttiva Bolkestein alle concessioni demaniali marittime per uso turistico ricreativo. Sconcertante invece la dichiarazione dello stesso ministro che il decreto deve essere approvato al più presto». Sempre sul fronte Pd, il sindaco di Forte Umberto Buratti invita a «ripensare il documento del partito, che molti di noi non condividono. E a Gnudi bisogna imporre di andare a Bruxelles per verificare come salvare le imprese dalle aste».

Infine, le parole del vicepresidente del Sib Graziano Giannessi che definiscono meglio di tutti il punto a cui sono arrivati i balneari. «Siamo di fronte al caos più totale. E chi ci governa non ha la più pallida idea di cosa sta facendo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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