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Versilia

Telecamere alla Casa delle donne

Telecamere alla Casa delle donne

È la soluzione ipotizzata dal Comune dopo l’aggressione a un’operatrice

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VIAREGGIO. Casa delle donne, arrivano le telecamere. Questo l’intento del Comune che ieri mattina ha inviato sul posto un tecnico per un sopralluogo. L’intervento si è reso necessario dopo l’aggressione subita, la scorsa settimana, da una operatrice volontaria. Un uomo si è presentato alla porta, in pieno giorno, pretendendo un rapporto sessuale. Solo la prontezza ed il coraggio della donna hanno evitato il peggio. Sull’episodio sono in corso le indagini da parte dei carabinieri di Lido, competenti per zona. «Il nostro lavoro non si ferma», ha spiegato ieri con forza Ersilia Raffaelli, che coordina la struttura nata nel 1996 e dotata, dal 2001, del Centro antiviolenza “L’una per l’altra”. «Il lavoro che facciamo è molto delicato – spiega Raffaelli – e le nostre operatrici ogni giorno si confrontano con la violenza degli uomini sulle donne. Una violenza che anche sul nostro territorio si rivela trasversale, vedendo come protagonisti uomini di ogni ceto sociale, anche là dove proprio non ce l’aspetteremmo». Il fenomeno è di tale portata (98 le donne uccise per mano degli uomini in tutta Italia ad oggi) che anche in Versilia si pone con forza l’esigenza di disporre di una casa-rifugio: «La Convenzione di Istanbul firmata il 27 settembre per l’Italia, che era inadempiente, dal ministro Elsa Fornero prevede – ricorda Ersilia Raffaelli – ogni diecimila abitanti un posto letto per le donne vittime di violenza». Presenti all’incontro, ieri mattina, anche le rappresentanti delle amministrazioni di Seravezza e Camaiore, oltre che della Provincia. Roberta Lombardi, vice sindaco di Seravezza, con la concretezza che la contraddistingue non ha usato mezzi termini: «Io vedo che quando si vuole costruire una rotonda o asfaltare una strada, i soldi si trovano. Credo che sia necessario presentare quanto prima un ordine del giorno in tutti i Comuni della Versilia che vincoli le amministrazioni ad un impegno economico pro capite per arrivare a dotare il nostro territorio della casa-rifugio. Questo sarebbe un segnale politico importante». In questo senso – ha ricordato Raffaelli - la Casa delle donne ha incontrato, nelle scorse settimana, il sub commissario Anna Maria Giambalvo: «Il sindaco Lunardini aveva garantito l’impegno dell’amministrazione a stanziare la quota parte spettante. Ci aspettiamo che si prosegua su questa strada». Intanto va avanti il lavoro prezioso che la strutture offre, con un’esperienza legale e psicologica che viene ormai utilizzata da più di una Azienda sanitaria in Toscana: le Asl, infatti, sono spesso le prime strutture - attraverso gli accessi al Pronto soccorso - a doversi confrontare con le donne che subiscono violenza fisica, di qualsiasi tipo sia. A breve inizierà un corso per la formazione di nuove volontarie, mentre si moltiplica l’offerta di corsi che la Casa offre. «Bisogna ammettere – ha dichiarato Federica Maineri, assessore provinciale – che c’è davvero poca consapevolezza dell’emergenza violenza sulle donne. Basti pensare che la Regione ha tagliato i finanziamenti proprio su questo capitolo».

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