Il Tirreno

Versilia

Mostra in darsena? «Ben venga l’idea lanciata da Vitelli»

di Corrado Benzio
Mostra in darsena? «Ben venga l’idea lanciata da Vitelli»

Guido Gemmi ricorda le giornate eroiche del 1983 Quando anche Genova fu spaventata dai viareggini...

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VIAREGGIO. «Mostra Nautica a Viareggio ?» Con una domanda parte il lungo ed interessante pezzo che ci ha scritto Guido Gemmi, a lungo assessore comunale ed esponente politico di lungo corso.

Dopo l’intervento di Milziade Caprili sulla proposta di riportare la mostra nautica a Viareggio dobbiamo registrare l’intervento di Gemmi, ma anche quello di Andrea Antonioli, a lungo segretario della Cgil versiliese. E che oggi guida l’area programmatica «La Cgil che vorrei».

Insomma la contestazione che Paolo Vitelli, patron di Azimut-Benetti, ha lanciato contro Genova ha colpito e non poco a Viareggio. Vitelli, contestando Genova per costi e tristezza complessiva, ha annunciato un referendum fra gli operatori per trovare una nuova location: Viareggio o Fiumicino.

Ma ecco cosa scrive Gemmi: «Giustamente in tempi così critici per l’economia generale anche a Viareggio si riscopre l’acqua calda. Ci riferiamo alla ventilata e, per noi auspicata, ipotesi di rimettere in campo la mostra nautica, meglio definito Floating Boat Show, cioè salone galleggiante della nautica. Come gruppo politico e d’opinione culturale, noi di Liberal Viareggio vogliamo ripercorrere brevemente i fatti che dettero vita a questa importante iniziativa, che altro non portò a Viareggio che economia e consensi. Riempiendo alberghi, ristoranti, locali e facendo anche molto bene alla nostra cantieristica e al nostro commercio in generale.

«Che pretendere di più? Ma come spesso accade nella nostra città, fu più il cuore a muovere le cose che la testa. E anche questa importante occasione di lavoro e di sviluppo languì mestamente, dopo alcuni anni di successi finendo nel dimenticatoio nella quasi totale indifferenza degli enti e dei privati. La sua nascita e ideazione va ascritta all’impegno dell’allora presidente dell’Ascom, Domenico Frati, che ebbe la forza e il coraggio di promuovere una ipotesi di lavoro che per il vero era già nell’aria da tempo. Ma che nessuno era ancora riuscito a materializzare nel concreto. Anche Sergio Breschi aveva avviato una sua ipotesi di lavoro e di fatto si ebbero due pretendenti che aspiravano alla stessa causa, in parte anche ostacolandosi a vicenda, come spesso accade in queste situazioni che nascondono una forte competitività. Sta di fatto che anche grazie a dei buoni uffici che alcuni di noi stessi poterono attivare, i due competitori vennero ad un accordo e l’idea così grandiosa per la nostra città, prese a muoversi con speditezza. Breschi, come vice presidente della mostra mise in atto le sue formidabili capacità trasformando il nuovo porto di levante appena realizzato, in una darsena attrezzata, pulita, illuminata e pronta ad ospitare la prima edizione della mostra nautica. Nel procedere dei lavori di allestimento che divennero sempre più spasmodici, dovendo rispettare la data d’inizio già ampiamente pubblicizzata, quella del 24-25 aprile del 1983, ci si accorse all’ultimo che non si era pensato bene dove collocare le imbarcazioni da esporre. Pare che qualcuno ebbe a suggerire: “Ma è chiaro, si mettono in acqua..”! Era nato così il salone galleggiante di Viareggio. Non dimenticando una cosa che pochi hanno mai considerato con la dovuta attenzione: il salone nautico di Genova, nato nel 1962 da una costola della Fiera di Milano, teneva le imbarcazioni in esposizione a secco, nell’area dello stesso salone. I clienti dovevano poi recarsi in seguito in alcune basi nautiche dell’Adriatico dove poi provare e decidere per l’acquisto definitivo. Una cosa che presentava non pochi problemi dal punto di vista del cliente che veniva coinvolto in una kermesse defatigante. A Viareggio ci si rese subito conto del valore strategico e di marketing legato alla modalità di una mostra che aveva le barche esposte in acqua e pronte ad essere provate e valutate. Il cantiere Tecnomarine di allora vendette ben sette C-47 in pochi giorni. Si trattava della mitica barca di Caliari, che attraverso l’immediata percezione delle sue qualità faceva sì che il cliente procedesse all’acquisto immediato sull’onda dell’emozione percepita durante le prove in mare. Da Genova si precipitarono a Viareggio, avendo compreso il rischio che la loro manifestazione stava correndo, con “ questi viareggini che si sono messi a vendere le barche in acqua..” Ci furono dei contatti ad alto livello, che potevano prefigurare una sorta di accordo tra Genova (La Superba..) e la città di Viareggio, riguardo ad una collaborazione che avrebbe potuto vedere Viareggio diventare base nautica anche per la mostra di Genova, che come detto aveva le imbarcazioni a secco. Per carità di patria non si dice il tono della risposta molto arrogante e supponente che fu data all’allora presidente di Ucina, Ceccarelli… Ma la Superba colpita nel cuore capì l’antifona e in breve realizzò le magnifiche darsene procedendo secondo la loro tradizione storica e manageriale di città che si espande in avanti sul mare. E lasciando i viareggini con un pugno di mosche in mano. Poi venne Renzo Pozzo che cercò di rimettere in sesto la cosa, ma è storia nota, nulla fu poi possibile realizzare.

«Se oggi Vitelli – conclude Gemmi – si è reso conto che qui da noi ci potrebbero ancora essere delle opportunità di rieditare la mostra nautica, anche considerando per la cantieristica di Viareggio l’economicità possibile di una tale ipotesi, ben venga avanti la sua idea. Basterà però che questa volta chi sarà chiamato a svolgere la sua “mission”, ci metta nel progetto il cuore ma soprattutto la testa».

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