La protesta
Cardoso, le aziende si uniscono per salvarsi
Un consorzio per affrontare la crisi: «Troppe micro-imprese, ora le banche ci diano credito»
SERAVEZZA. Ci sono quattro aziende di Stazzema che hanno deciso, dal 2009, di fare squadra costituendo un consorzio. Si chiama Consorzio cave di pietra del Cardoso. Un’esperienza che nasce dalla volontà di questi imprenditori di lavorare la pietra grigio-scura di Stazzema, e altri materiali, arrivando a creare una filiera corta.
Per adesso questo sistema di cooperazione, nato con la crisi economica, ha dato la possibilità ad alcune società del Consorzio di non fallire.
Il Consorzio è costituito dalla Barsanti Srl, dalla Migliorini e Bertacchi, dalla Filiera del Cardoso e dalla società di Escavazione pietre del Cardoso. Il primo risultato che hanno ottenuto dal Consorzio è stato quello di poter abbattere i costi. «Tra di noi è nata una buonissima collaborazione – spiega Marco Farina, amministratore delegato della Filiera del Cardoso. Prima cosa capita che ci imprestiamo alcuni macchinari; abbiamo inziato ad avere dei clienti in comune, infatti stiamo cercando di promuovere un impatto commerciale unico; inoltre abbiamo un unico referente con le istituzioni locali per concetrare le scelte di escavazione». Insomma una collaborazione che sembra funzionare e che Farina considera un progetto che darà i suoi frutti soprattutto nel lungo termine. «Io, come i proprietari delle altre aziende, ci credo profondamente. Per andare avanti, colpiti da questa crisi economica, abbiamo fatto molte rinunce importati. Tanto per fare un esempio io non prendo lo stipendio da due anni, ma per la mia attività e per i miei dipendenti non voglio assolutamente fallire». Infatti all’interno del Consorzio del Cardoso si portano avanti diversi progetti molto importanti. Come la riapertura di un paio di cave dismesse: quella a Pontestazzemese di Rosso Rubino, per rimettere in produzione questo tipo di pietra, e la cava Sanpieri di Cardoso. In totale l’indotto del Consorzio conta circa 35 dipendenti e spesso si appoggia ad alcuni laboratori locali per realizzare la lavorazione finita, come la Segheria Vannucci di Querceta. Ma un’altra idea in cantiere è quella rinominata “Being Green”. Si tratta di un ripristino ambientale della cava di Cipollino che si trova sopra il paese di Pruno, a Tiglieta: il Consorzio ripulirà la cava e ristrutturerà la strada per giungere alla cava, prendendo tutto il prestigioso Cipollino abbandonato che si trova, già estratto, alla cava di Tiglieta al fine di ricavarne delle lavorazioni. Insomma nonostante le idee ci siano, attualmente il Consorzio, come altre aziende, incontra molti ostacoli. «Ci sono – spiega Marco Farina - tre motivi essenziali: manca il credito delle banche, non esiste una commercializzazione unitaria dei prodotti, per il fatto che, terzo problema, il nostro distretto lapideo è frazionato in tantissime piccole aziende».
Intanto a breve aprirà vicino alla cava della Filiera del Cardoso un piccolo laboratorio di artigiani. Sarà specializzato nella produzione di lavandini fatti a mano, scalini e altri prodotti creati con il Rosso Rubino e il Cipollino.
(t. b. g.)
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