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Versilia

Bagni, è un decreto-choc Nel 2024 vanno allo Stato

di Matteo Tuccini
Bagni, è un decreto-choc Nel 2024 vanno allo Stato

Spiagge all’asta: chi mantiene la concessione sarà incamerato dopo nove anni E niente riassunzione per i dipendenti degli stabilimenti che perdono il titolo

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VIAREGGIO. I bagni della Versilia diventeranno proprietà dello Stato a partire dal 2024. È questa la novità più clamorosa, tra le tante contenute nel decreto sulle spiagge elaborato dal governo Monti. Una bozza di riforma che sarà presentata ai sindacati domani mattina a Roma, nella sede del ministero degli Affari regionali e turismo. E che, se diventerà legge, disintegrerà completamente il sistema turistico balneare come lo conosciamo da più di 100 anni.

Ammettiamo, infatti, che gli imprenditori riescano a passare la tagliola delle aste delle concessioni, previste nel 2016. il decreto dice che alla scadenza successiva, stabilita dopo un periodo dai 9 ai 12 anni, lo stabilimento verrà incamerato dal Demanio. Dopodiché il balneare, se riuscirà a riavere il titolo, si trasformerà in un inquilino dello Stato. Con un regolare contratto d’affitto.

Si salva solo chi ha speso. Ecco lo scenario che si prospetta. Arriva il 31 dicembre 2015, scadono le concessioni demaniali e si va alle aste, anzi alle gare a evidenza pubblica. Nelle procedure per l’affidamento vengono assegnati punteggi di rilievo (dal 30 al 50% della quota finale), per la professionalità e per gli investimenti fatti. Insomma: si salva solo chi ha speso nella propria struttura e chi non ha pendenze con lo Stato, leggi tasse e canoni. Gli altri, quelli che hanno investito poco o non sono in regola con i pagamenti, dovranno far fagotto.

È questa la famosa “professionalità” di cui si è parlato a lungo in questi mesi. E pare - ma non è sicuro - che punteggi maggiori saranno assegnati alle società di persone, più che alle società di capitali.

Gli indennizzi. Chi perde il titolo, secondo la bozza, avrà diritto a un indennizzo. Ma come sarà calcolato? Pare su una perizia, che sarà eseguita dall’Agenzia del Demanio. Che verosimilmente non sarà elevata. C’è poi chi sostiene che potrebbe anche venir calcolato sul fatturato delle prossime tre stagioni, ma siamo punto e a capo: considerate la crisi e la minaccia della Bolkestein, saranno numeri bassi.

I lavoratori vanno a casa. Ma un altro aspetto a dir poco sconcertante è il mancato inserimento della “clausola sociale” nel decreto. In pratica, non ci sarà l’obbligo di riassunzione dei dipendenti degli stabilimenti - bagnini e tutto il personale che dà una mano - che perdono il titolo. In Versilia sono migliaia quelli che passano le estati a lavorare nei bagni: se il nuovo concessionario verrà da fuori, portandosi dietro i dipendenti, che cosa succederà? Un bel caos, immaginiamo.

L’iter del decreto. Dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri, il testo andrà in Parlamento. A visionarlo, in particolare, saranno le commissioni di Camera e Senato che si occupano di industria, commercio e turismo. Qui e solo qui sarà possibile portare a casa delle modifiche del testo, che altrimenti diventerà a tutti gli effetti legge dello Stato. Ecco perché a questo punto della storia diventa vitale, per i balneari, il lavoro di deputati e senatori. Solo loro possono impedire che gli oltre 400 stabilimenti balneari versiliesi e i 30mila di tutta Italia vengano sostituiti da qualcos’altro.

Già, perché se c’è una cosa che il decreto non affronta è il “dopo”. Siamo sicuri che sarà migliore del prima? I balneari sono sicuri di no. Ma anche qualche utente comincia ad avere dei seri dubbi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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