Il Tirreno

Versilia

«Niente rimborso per l’Iva sui rifiuti»

di Matteo Tuccini
«Niente rimborso per l’Iva sui rifiuti»

Dichiarata illegittima più volte, ma la Patrimonio nega e continua ad applicarla. Così c’è chi prepara esposti in Procura

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. «Facendo seguito alla sua, con la quale richiede il rimborso dell’Iva sulle fatture Tia da lei pagate, con la presente le precisiamo che ad oggi non esistono disposizioni normative che abbiano abrogato quanto disposto dal Dpr» eccetera eccetera.

Alla fine della fiera - dopo un elenco di numeri, codici, interpretazioni e dispositivi - ecco la risposta della Viareggio Patrimonio alla signora in questo caso specifico, ma in realtà a tutti i cittadini che chiedono di riavere indietro l’imposta di valore aggiunto pagata sulla bollette dei rifiuti: «La tariffa continua ad essere assoggettata all’aliquota agevolata Iva del 10%».

Niente rimborso, dunque, e continuate pure a pagare l’imposta nelle prossime bollette. Anzi, fatture come precisano sempre dalla Patrimonio, specificando che si tratta di un servizio.

Iva illegittima. Quell’imposta, però, viene chiesta in aperta violazione della legge. E a dirlo non è Il Tirreno, ma Enrico De Mita, analista del Sole 24 Ore. La pubblica amministrazione che impone l’Iva sulla Tia, spiega questo esperto sul quotidiano economico, «si comporta in maniera illecita»: perché si rifiuta di applicare ben due sentenze, una della Corte costituzionale del 2009 e una della Corte di Cassazione del 2012, che bocciano senza possibilità di appello l’applicazione di una tassa (l’Iva) su un’altra tassa, quella sui rifiuti. Un principio inaccettabile dal punto di vista fiscale.

E non ha alcun senso che nelle lettera (scritta, per carità, in buona fede) inviata dalla Patrimonio ai contribuenti si spieghi di essere in attesa «del richiesto urgente intervento da parte del Governo e del Parlamento affinché sia fatta chiarezza». Perché una sentenza della Suprema Corte, e a maggior ragione una della Corte costituzionale, hanno una prevalenza assoluta in materia di leggi. Compreso il decreto e le circolari di cui si parla della lettera inviata al cittadino.

Insomma: non servono altri chiarimenti, né interpretazioni per riprendersi quanto versato negli anni scorsi. Rivolgendosi a un giudice tributario o - a seconda degli importi - ordinario.

Così il difensore civico regionale, Lucia Franchini: «Impugnando davanti al giudice tributario le fatture che via via arriveranno, gli utenti potranno ottenere di non pagare quanto non dovuto, oppure di riavere quanto già pagato».

I ricorsi. In effetti, qualsiasi commissione tributaria dà ragione al cittadino che fa ricorso. È andata così a Carlo Alberto Ferrari, ex sindaco protagonista di una vera e propria battaglia legale contro la Patrimonio. «Ho pagato l’Iva sulla Tia solo il primo anno - dice - poi mi sono rifiutato. E ho vinto sia di fronte alla commissione tributaria di Lucca che in appello a Firenze. Poi il Comune ha rinunciato a proseguire e io mi sono tenuto, giustamente, i miei soldi».

Gli esposti in Procura. Secondo Ferrari, tuttavia, i cittadini che si ritengono aggirati possono persino fare degli esposti in Procura. «È già successo in altre parti d’Italia - dice - gli inquirenti si muovono per capire se siamo di fronte a un reato». Lo stesso analista De Mita, peraltro, quando parla di «azione illecita» ipotizza un danno causato al cittadino dal comportamento dell’amministrazione pubblica.

E in effetti le Procure di Rimini e Torino - proprio dopo una serie di denunce presentate dai contribuenti - stanno già indagando nei confronti della società che emettono le fatture. E poco importa che queste si trincerino dietro l’impossibilità di restituire quanto versato negli anni scorsi all’Erario.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web