Il dolore
Tedeschi a S. Anna: «Fate il processo»
Universitari e politici berlinesi portano rose bianche per le vittime: punire i vecchi nazisti per bandire gli estremismi
STAZZEMA. Sono scesi con una rosa bianca in mano, su quella piazzetta davanti alla chiesa di Sant’Anna dove sono stati ritrovati ammassati più di 140 corpi bruciati. Un gruppo di studenti e politici tedeschi ieri ha portato il suo omaggio alle vittime dell’eccidio di Sant’Anna, ricordando il gruppo Rosa Bianca che tentò di opporsi al regime nazista. Il gruppo era composto da studenti dell’Università Popolare di Berlino, e da alcuni iscritti alla sezione italo-tedesca, Carlo Levi del Partito Democratico.
Gli ospiti tedeschi hanno più volte manifestato la loro contrarietà all’archiviazione delle indagini della procura di Stoccarda. Hanno ascoltato con sconcerto tutta la storia di quel tragico 12 agosto, e la testimonianza di Enrico Pieri. «E’ una vergogna quello che ha fatto la Procura di Stoccarda. Siamo tutti molti indignati – commenta Michel Jacker. Soprattutto perché si sono giustificati con un’argomentazione che non si può capire. Oggi siamo qua anche per far sentire la nostra solidarietà».
Il gruppo di tedeschi ha anche deciso di improvvisare una manifestazione di protesta: tutti davanti al museo della resistenza con i cartelloni in mano: «Noi vogliamo la revoca della decisione della Procura». Ma intanto pare che qualcosa si stia muovendo tramite il Ministero di Giustizia italiano. «Sembra che il Governo tedesco accoglierà – commenta il Sindaco di Stazzema, Michele Silicani – le richieste che i nostri parlamentari hanno espresso con diverse interpellanze, a Palazzo Chigi, perché anche in Germania i processi vadano avanti. E’ fondamentale coltivare questo canale di dialogo con il Governo tedesco».
E che venga fatta giustizia, a detta degli studenti di Berlino in visita a S. Anna, è anche il pensiero dell’opinione pubblica in Germania. «Questo caso particolare non è molto conosciuto da noi – spiega Michael – a parte a Stoccarda, sede del tribunale. Tuttavia già nel ’68 c’è stato un dibattito forte in Germania. I giovani hanno ripudiato le generazioni dei loro padri per quello che hanno compiuto durante il regime nazista di Hitler. Noi pensiamo a questi fatti, e ne sentiamo sempre il peso, come se dovessimo ancora scontare quelle colpe». E per gli appartenenti alla sezione Carlo Levì di Berlino ci sono buone motivazioni per le quali vale la pena portare avanti un processo come in Italia contro i soldati delle SS. Infatti il Tribunale Militare di La Spezia aveva, nel 2005, condannato all’ergastolo dieci soldati appartenenti alla 16. Divisione delle Waffen – SS. «Una sentenza come quella italiana – commenta Gianfranco Ceccanei, docente all’Università di Berlino - metterebbe un sigillo esemplare contro i criminali nazisti e questo sarebbe un segnale forte anche per combattere gli estremisti di destra che in Germania esistono ancora. Se le azioni cattive commesse in passato non saranno trascurate,c’è maggiore probabilità di non riviverle nemmeno in futuro».
Tiziano Baldi Galleni
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