Sicurezza
Sassoli lascia l’Asl e attacca i sindacati
«Sono troppo rigidi: non capiscono che il personale deve pensare più al paziente che a tutelare le proprie mansioni»
VIAREGGIO. Ringrazia tutti, Giancarlo Sassoli. Nel suo ultimo discorso ufficiale da direttore generale dell’Asl (da domani sera sarà un ex) ha parole gentili per la sua squadra di collaboratori, per i medici e gli infermieri. Per i Comuni e le associazioni, per la Versilia intera: persino i giornali. Ma quando arriva ai sindacati, i ringraziamenti cessano. E partono i siluri.
L’attacco frontale. «L’atteggiamento dei sindacati è datato - afferma Sassoli, per 10 anni alla guida della sanità versiliese - sono troppo rigidi, non capiscono quello che sta succedendo nel mondo al di fuori di loro. Chi lavora nel pubblico, secondo me, deve riflettere se non sia il caso di adeguarsi alle nuove esigenze. E questo, per quanto riguarda i lavoratori della sanità, significa riportare il paziente al centro del proprio mestiere, anziché preoccuparsi in maniera eccessiva di non sforare le proprie mansioni».
E per chi avesse dei dubbi, il discorso si fa ancora più preciso. «Non si può accettare - continua il manager - che in un settore si scoppi di lavoro e si vada in sofferenza, quando basterebbe che qualcuno del settore accanto, dove magari la gente si gira i pollici, desse una mano per smaltire il carico. Nessuno ha mai proposto di rimanere fuori dall’orario, né di darsi da fare gratis. Si tratta solo di adeguarsi a nuovi ritmi e nuove sensibilità». Cosa che il dipendente privato fa già da anni, peraltro. «E non mi dicano - è la stilettata conclusiva - che non sono in grado di svolgere il compito di un altro. Ormai la medicina non ha compartimenti stagni».
«La nostra Asl a rischio». Ma il secondo punto che Sassoli tocca nel suo discorso di congedo è, forse, altrettanto significativo. Per la prima volta - e non a caso - Sassoli parla chiaramente della possibilità che l’Azienda sanitaria versiliese perda la propria indipendenza. Non adesso, anche perché il nuovo direttore generale Brunero Baldacchini è stato nominato di fresco e ha un contratto di tre anni. Ma tra qualche tempo. «Il fatto è - spiega - che con le nuove province l’ipotesi di prevedere un’unica azienda sanitaria per provincia è tutt’altro che campata in aria. Purtroppo, l’aria che tira è pessima. E la Regione non fa che chiedere risparmi sempre maggiori».
L’ultimo piano di razionalizzazioni dell’assessore Luigi Marrioni, tanto per capirsi, pare ancora più rigido dei precedenti, con richieste di tagli per 2 milioni nel giro di poche settimane. Anche se, come ammette Sassoli, non è ancora stata realizzata la vera e giusta campagna di tagli: quella degli ospedali inutili e dei reparti doppioni a pochi chilometri di distanza.
«La mia eredità da difendere». Sassoli, ovviamente, rivendica quanto di buono fatto in questi 10 anni. «Quando arrivai c’erano le proteste dei comitati contro l’ospedale appena inaugurato - dice - mi è stato chiesto di farlo decollare e così è stato. Oggi nel presidio di Lido, ma anche sul territorio, abbiamo una qualità elevata dei servizi e delle persone che li garantiscono; siamo sicuramente tra le realtà più importanti della Toscana, ma mi azzardo a dire anche dell’Italia. Con un quadro dei conti direi in ottimo stato. Certo, non tutto funziona: la diagnostica, ad esempio, ha tempi d’attesa ancora troppo lunghi. Ma nel complesso credo di lasciare un’ottima eredità. Baldacchini? Avrà un compito arduo: difendere tutto questo».
Per Sassoli, ora, c’è un futuro da revisore dei conti («Ho fatto domanda in Regione») e un incarico alla Fondazione tumori, «perché voglio aiutare la ricerca. E soprattutto non voglio finire ai giardinetti, anche se ho 69 anni».
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