Il Tirreno

Versilia

«Concorrenza sleale dai bagni»

«Concorrenza sleale dai bagni»

Commercianti sul piede di guerra anche contro l’aumento delle tasse

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FORTE. Non è tutta colpa degli affitti alle stelle. Ne sono convinti una parte dei commercianti con in testa due dirigenti della categoria come Giovanni Maffei e Alessandro Bindi.

«Non dimentichiamoci che gli affitti che possono apparire molto alti – spiegano - sono stati determinati, in questi anni, da una domanda e da un’offerta libere e quindi non sindacabili. Il problema quindi è ben più complesso: innanzitutto c’è la crisi generale che ha diminuito gli incassi, poi c’è il fatto incontrovertibile che le aziende sono oggi sottoposte ad una tassazione sempre più pesante, sia a livello generale che comunale, come l’aumento esorbitante del suolo pubblico con effetti retroattivi, così come è stato deliberato a giugno, per non dire dell’aumento dell’Imu al 10,06 per mille sugli immobili commerciali che si ripercuoterà inevitabilmente anche sui canoni di affitto».

«E non dimentichiamoci anche delle responsabilità del decreto sulle liberalizzazioni nel mettere in crisi il modello Forte superlusso - continua ìno Bindi e Maffei - che ha consentito ad una molteplicità di soggetti con professionalità non sempre al top, di inserirsi nei circuiti commerciali. E, infine, c’è anche, tasto dolentissimo, la concorrenza che altre categorie (leggi i balneari, ndr) attuano nei confronti del commercio tradizionale beneficiando di costi di gestione molti più favorevoli. È tutto questo che ha decretato il calo del lavoro che oggi non riesce più con i ritmi attuali a sostenere il regime di costi e spese che il Forte impone. E non ci vuole poi tanta scienza per prevedere che il sistema stia andando speditamente verso il tracollo».

In questo quadro non cìè solo la boutique d’abbigliamento a soffrire «tanto che in estate c’è stato anche qualche albergo che ha allestito sfilate di moda con vendita, tanto per dare una mano a far calare le vendite in negozio - continuano i dirigenti dell’AssoCommercianti - ma più di tutti ne hanno risentito, a nostro avviso, i bar, visto che nella ristorazione le poche insegne rimaste attive alla fine ce l’hanno fatta a far tornare i conti. Per i bar, invece, è sparito del tutto, ad esempio, il classico appuntamento tardo pomeridiano con l’aperitivo che costituiva uno degli appuntamenti tradizionali della giornata di chi è in vacanza. Tutti restano, invece, sulla spiaggia. E la conferma di ciò che diciamo – spiegano ancora - è venuta in queste sere, quando il popolo degli aperitivi è tornato a ripopolare le tende dei bar del centro, guarda caso subito dopo la chiusura degli stabilimenti balneari».

Esiste una cura? «Starebbe solo nell’impegno dell’Amministrazione comunale a riprogrammare il settore, e a portare più equilibrio tra le varie componenti commerciali del paese. Poi servirebbe uno sforzo di contenimento della spesa pubblica che virtuosamente darebbe il via ad un contenimento delle tasse comunali per riportarle almeno al livello di tre anni fa, e infine ovviamente, sperare anche nella ripresa generale dei consumi lasciandoci la crisi alle spalle. Ma quanti negozi resisteranno, fino a che si verificheranno queste condizioni?».

«Il dubbio è tutto da sciogliere nei prossimi mesi – continuano i dirigenti dell’Associazione Commercianti - perché prendiamo ad esempio i costi del suolo pubblico e la sua regolamentazione. Lo sapete che ormai con gli aumenti della tassa di occupazione del suolo pubblico e il calo del lavoro, ci sono addirittura esercizi di piazza Garibaldi che non ce la fanno più a rientrare dei costi annuali per avere tende e tavolini all’aperto per dodici mesi, e pensano di chiedere il suolo solo stagionalmente? Ma anche qui c’è un’ingiustizia palese: mentre per i bagni la stagione significa poter aprire da fine marzo fino ad ottobre, e per gli ambulanti stagionalità si traduce con sei mesi di mercati, per noi commercianti la stagione esiste solo da giugno a settembre e cioè per quattro mesi. Troppo pochi. Chiederemo di essere parificati agli altri, ma è chiaro che occorre uno sforzo collettivo e serio per riequilibrare tutto. E pensare – conclude Maffei con un sorriso amaro - che qualcuno in Comune sta sostenendo la necessità di chiudere il viale a mare la domenica mattina d’inverno. In questa situazione sarebbe come affiggere i manifesti listati a lutto del commercio cittadino!».

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