Il Tirreno

Versilia

Studenti tedeschi a Sant’Anna in cerca di verità e giustizia

di Tiziano Baldi Galleni e Valentina Landucci
Studenti tedeschi a Sant’Anna in cerca di verità e giustizia

Nel loro paese non ci sarà il processo sull’eccidio ma loro verranno in visita al Parco della Pace

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SANT’ANNA DI STAZZEMA. Domani a Sant’Anna arriverà una comitiva di tedeschi. Un gruppo di oltre venti studenti dell’Università popolare di Berlino che vogliono rendere omaggio alle vittime della strage e conoscere la verità su quanto accadde quel 12 agosto del 1944.

Una verità negata, stando alla decisione di archiviare l’inchiesta tedesca sulla strage, ai loro connazionali. In germania per i responsabili - secondo la giustizia italiana - dell’eccidio di 560 persone a Sant’Anna non ci sarà alcun processo.

La decisione ha scosso l’Italia tutta: cittadini e istituzioni si sono mobilitate. Ci si chiede perché non si vada a processo. Se lo chiede anzitutto il sindaco di Stazzema, Michele sSilicani. «Ci sono persone oggi, come le sorelle di Cesira Pardini, da poco insignita Medaglia d’oro al merito civile, Siria e Lilia, che si ricordano perfettamente – commenta Silicani - questi fatti, e hanno testimoniato nel processo di La Spezia. E oggi sono offese. Vogliamo che venga fatta ancora una volta giustizia nei confronti della storia, e di tutti i martiri. Tutto ma non l’archiviazione del caso». «Le indagini – aggiunge la segretaria dell’associazione Martiri e avvocato del Comune per le questioni inerenti la strage, Claudia Buratti - sono iniziate contemporaneamente a La Spezia e in Germania nel 2002. Sia le due procure, che la Polizia giudiziaria italiana e tedesca, hanno collaborato per produrre tutta la documentazione, maggior parte della quale è emersa da carte provenienti dagli archivi tedeschi; a La Spezia è stato avviato il procedimento, e nel 2005 si era già giunti alla sentenza di primo grado, mentre i giudici del tribunale di Stoccarda hanno deciso inspiegabilmente, dopo dieci anni, di non avviare neppure il procedimento penale.I giudici tedeschi non possono bollare semplicemente questa atrocità come fatti di guerra scaturiti a seguito di una rappresaglia. Ciò che è successo a S. Anna è un crimine di guerra: un assassinio. Come dimostrato nel processo di La Spezia è stato provato, anche con l’aiuto di studiosi come Carlo Gentile e Paolo Pezzino, che quell’azione era stata premeditata. E tuttavia non può essere giustificata poiché si è fatto fuoco su dei civili: alla più piccola vittima di 20 giorni, Anna Pardini, che era in braccio alla madre, sono stati scagliati addosso sette proiettili » .

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