Il Tirreno

Versilia

Si ribella allo sfratto: «Ho quattro figli»

di Matteo Tuccini
Si ribella allo sfratto: «Ho quattro figli»

Il Comune taglia l’aiuto per l’affitto: arrivano l’ufficiale giudiziario e la polizia. Alla fine la famiglia ottiene un mese di tempo

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TORRE DEL LAGO. Sono le 9,30 e la bambina piange disperata. Non sopporta più quel vociare continuo, quegli sconosciuti che entrano in casa e sembrano tanto minacciosi. La mamma la prende in braccio per calmarla, poi comincia a piangere anche lei. «È malata», spiega tra i singhiozzi. Il papà è una furia, esce e rientra dalla porta come un ossesso. «Io da qui non me ne vado - ripete - ho quattro figli, non possono buttarmi in mezzo a una strada».

Tagliati gli aiuti. Il problema della casa, covato a lungo in città per colpa di una gestione scellerata (soprattutto dei soldi pubblici), esplode definitivamente in un appartamento di Torre del Lago. Dall’aprile del 2011 il Comune non versa più 700 dei 900 euro mensili necessari a una famiglia di sei persone per vivere in quell’abitazione. Un contributo all’affitto garantito dal 2007, grazie a uno degli accordi - rinnovati ogni anno - tra l’ente pubblico e il proprietario, a cui viene pagato la maggior parte del canone dai servizi sociali. Anche se è più corretto dire «veniva»: gli aiuti, infatti, sono stati tagliati da mesi, qui come altrove. E adesso i nodi vengono al pettine.

Lo sfratto esecutivo. Perché dopo continui richiami e proteste, il proprietario dell’immobile in questione, il noto commerciante Salvatore Sanfratello, si è stancato dei mancati pagamenti. Dopo aver ricevuto a lungo solo i 200 euro a carico dell’inquilino, si è mosso col suo avvocato, chiedendo di liberare la casa. E ieri mattina, come da programma, si è presentato l’ufficiale giudiziario per rendere esecutivo lo sfratto. È il secondo avviso, spiegano i Sanfratello e il loro legale.

«Non me ne vado». A quel punto, però, Daniele Patalani, che di professione fa il muratore e che chiarisce di non potersi permettere «in nessun modo quell’affitto da 900 euro», si ribella.

«Da qui non me ne vado - dice - io non voglio andare in mezzo a una strada, non è giusto. Mia figlia è malata, è in cura all’ospedale Meyer di Firenze; io non ho un tetto e non so che fare. La colpa di tutto questo è del Comune, che ha smesso di aiutarmi. Sono loro che devono risolvere questa situazione. Sono loro che devono trovarmi un’altra casa».

L’ufficiale giudiziario, però, chiarisce un aspetto mica da poco: i soldi pubblici per aiutare chi ha bisogno non ci sono più a Viareggio. Il Comune non ha un euro, e non sa più che pesci prendere. Perciò l’ufficiale ribadisce di voler portare a termine lo sfratto. Insomma: i Patalani devono andarsene. E di fronte alla loro resistenza, viene chiamata anche la polizia.

«Un mese di tempo». Gli agenti arrivano con una volante. Si fanno spiegare la situazione. Si innervosiscono per la presenza del cronista, poi tutto rientra. Quando è tornata un po’ di calma parte la trattativa tra inquilino e proprietario. Quest’ultimo, come spiega poi al Tirreno (vedi box sopra), non vuole passare da insensibile. «Vi concedo un altro mese di tempo - dice - poi dovete liberare la casa. Non ce l’abbiate con me, quei soldi mi servono». Patalani dice di voler andare a protestare di fronte al municipio: «Ora mi sentiranno, assistente sociale compresa». L’impressione, però, è che non ci sia più nulla a cui appellarsi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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