Attenzione
Misericordia, una lunga estate di scontri
Un conservatore firma l’atto di accusa verso il presidente Roberto Monciatti e mette a nudo cosa sta accadendo
VIAREGGIO. Ha preso carta e penna, dopo averci pensato su per mesi, e ha scritto a tutti i membri del consiglio dell’Arciconfraternita Misericordia, ai sindaci revisori, al Correttore: «Sarebbe un’ipocrisia non ammettere che nell’Ente, oltre ad una grave crisi economica, figlia in tutto o in parte della più globale crisi economica che si è abbattuta sul Paese, è in atto una frattura tra i membri del Magistrato che di giorno in giorno diviene sempre più insanabile». Parole pesanti quelle di Gabriele Cipriani, Conservatore della stessa Misericordia presieduta (praticamente a vita) da Roberto Monciatti.
Il riferimento è ad un consiglio, tenuto in agosto, «che ha avuto toni drammatici», al punto da spingere lo stesso Cipriani «a chiedere una mozione di sfiducia».
Cipriani mette nero su bianco i fatti: «Sono stato pubblicamente accusato dal presidente di essere elemento di discordia e disunione della nostra associazione. Ritengo che la colpa di cui mi sarei macchiato deriva dal fatto che, facendo ricorso alla facoltà di discernimento, ho osato differenziarmi e non allinearmi al pensiero unico che vige nell’Ente, quello del presidente, cui troppo spesso viene attribuita dogmatica infallibilità. Mi sembra che il metodo di governo della Misericordia ricordi più quello di un politburo che quello di un’associazione retta da principi democratici».
Gli esempi - precisa Cipriani - «non mancano». Ma quello che «brucia in particolar modo» è relativo ad una questione che ha “scaldato” l’estate della Misericordia e del quale il “Tirreno” ha reso conto: «Il 13 luglio - ricorda Cipriani - cinque membri del magistrato hanno richiesto la convocazione dello stesso ai sensi e per effetto dell’articolo 86 dello statuto per discutere di un argomento inerente una questione molto delicata sui rapporti intercorrenti fra l’Ente ed una società di cui il presidente è contitolare. E di cui, a norma del codice civile oltre che del nostro statuto, risulta essere incompatibile non solo a decidere, ma anche a discutere». La società è la “Romar” che gestisce l’hotel “Poseidon”, già oggetto di un contenzioso legale oggi arrivato in Corte di Appello a Firenze. La riunione di Magistrato - così ricostruisce Cipriani - «è stata negata, violando lo statuto. E non solo: non è stata neppure data risposta alla contestazione e richiesta di motivazioni della mancata convocazione del Magistrato, richiesta effettuata per scritto e protocollata. Con un metodo che svaluta la capacità decisionale di ogni consigliere e ne limita la libera espressione di giudizio».
Il 12 settembre Cipriani, interpellando il presidente Monciatti in qualità di Conservatore e alla presenza del vice presidente della Misericordia, Giuliano Micheli. si ritrova «aprostrofato come “buffone” e cacciato perché il presidente non aveva tempo da perdere con me. Il tutto alla presenza di terzi».
Il clima, dunque, si è fatto incandescente. A poco più di un anno dall’annuncio di Roberto Monciatti di volersi fare da parte. Un anno segnato da pesanti difficoltà economiche che hanno visto tagli dei servizi, lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, problemi pesanti anche sul fronte dell’avventura televisiva in cui Monciatti si è da tempo lanciato. In una comunicazione inviata a metà settembre ai membri del Magistrato, Cipriani spiegava: «Nel corso del precedente Magistrato mi ero informato riguardo al personale delle cooperative che operano all’interno dell’associazione e che è stato messo in cassaintegrazione. Mi è stato risposto che il Magistrato non solo non è competente, ma è opportuno che non intervenga».
In realtà - va ricordato - la Misericordia, dal luglio 2011 - non ha mai spiegato pubblicamente cosa stava realmente accadendo sul fronte dei tagli ai servizi e alle cooperative che li garantivano. E, nonostante la malattia sopravvenuta nell’inverno di quest’anno, il presidente Monciatti sembra saldamente intenzionato a tenere in mano le redini dell’Arciconfraternita.
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