Sicurezza
«Questa archiviazione ci offende tutti»
Niente processo in Germania per la strage di Sant’Anna. L’avvocato Buratti: di cosa sono morte allora le 560 vittime?
STAZZEMA. «Dovrei leggere con attenzione le motivazioni. Ma sulla base di quanto appreso non si può non parlare di un’insulto all’intelligenza dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime».
Claudia Buratti è l’avvocato che tutela l’amministrazione comunale di Sant’Anna nei procedimenti sulla strage di Sant’Anna. Ed è tra le prime persone a commentare la decisione della Procura di Stoccarda di archiviare, sostanzialmente per insufficienza di prove, l’inchiesta per la strage nazista di Sant'Anna di Stazzema dove persero la vita 560 persone. Una strage per la quale, in Italia, sono stati emessi dal tribunale militare di La Spezia, il 22 giugno del 2005, dieci ergastoli. Sentenza confermata in Appello e in Cassazione. In Germania, invece, non ci sarà alcun processo.
«Intanto va detto che l’esito al quale è arrivato il tribunale tedesco - spiega l’avvocato - arriva dopo un’inchiesta durata 10 anni. Per una sentenza di primo grado in Italia ne sono bastati tre. E va anche ricordato che nel nostro Paese la procura italiana e tedesca hanno lavorato insieme, perfettamente coordinate». Ma evidentemente non è bastato. «Si dice che non ci sono sufficienti prove documentali - continua Buratti - ma chi è quel nazista che firma la propria condanna nero su bianco? Le autorità tedesche hanno seguito attentamente il procedimento italiano e nell’immediatezza della sentenza nel giugno del 2005 avevano in qualche modo voluto rasserenare la comunità di Sant’Anna dicendo che sarebbero arrivati il prima possibile alla conclusione delle proprie indagini. Ma le cose sono andate diversamente. Ripeto: occorre valutare con attenzione le motivazioni che al momento apprendo solo da notizie stampa. Di certo, stando a quanto riportato fin’ora, l’archiviazione sembra lasciare intendere che i 560 civili di Sant’Anna, faccio una provocazione, siano morti dal sonno. Si vuole sostenere che mettendo in atto questa azione i militari tedeschi considerassero tutti partigiani? anche un bambina di 20 giorni come Anna Pardini? Si vuole tornare a parlare di Sant’Anna come di una rappresaglia nonostante le sentenze italiane dimostrino che la strage è stata un’azione premeditata?».
«Di fronte a tutto ciò - conclude Buratti - non posso che dirmi orgogliosa della nostra giustizia che a differenza della cassazione tedesca è stata particolarmente efficace: in tre anni dalle indagini è arrivata a sentenza di primo grado. E due anni dopo c’è stata quella di Cassazione. Non resta che augurarci che le decisioni del tribunale tedesco siano sostenute da forti e fondate motivazioni di diritto e giurisprudenza. Perché per quello che ho letto fino ad ora questa decisione offende l'intelligenza e la dignità di tutti noi».
ALTRO SERVIZIO A PAG. 3
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
