La manifestazione
Arganini a capo della nuova chirurgia
Assegnato il posto di primario del reparto dopo l’accorpamento (per motivi di risparmio) tra Generale e Mininvasiva
VIAREGGIO. Il dottor Marco Arganini, 56 anni, sarà il direttore della nuova chirurgia unica dell’ospedale Versilia. La delibera che assegna il posto - dopo il concorso indetto dall’Asl, a cui hanno partecipato diversi candidati - è stata firmata ieri dal direttore generale dell’azienda sanitaria Giancarlo Sassoli.
Per Sassoli è uno degli ultimi atti ufficiali da direttore; forse il più importante e il più atteso degli ultimi giorni. Venerdì, infatti, darà l’addio al suo incarico: a sostituirlo sulla poltrona di Villa Pergher sarà Brunero Baldacchini, direttore generale uscente dell’Estav Nordovest.
Scelta la continuità. La nomina è in realtà una conferma. Negli ultimi cinque anni, dopo l’addio del professor Francesco Medi all’ospedale, Arganini aveva già guidato il reparto di chirurgia generale. In parallelo, il dottor Luciano Nocentini aveva diretto la chirurgia mininvasiva, ora “ridimensionata” con l’accorpamento dei due reparti.
Ma la continuità è legata anche al fatto che Arganini è l’erede - se così si può dire - del professor Medi, con cui aveva lavorato a lungo in passato. Specializzato in chirurgia endocrina, della tiroide in particolare, Arganini ha nel suo curriculum anche un’esperienza per due anni come assistente all’ospedale di Chicago. A lui sarà affidata la riorganizzazione del nuovo reparto, sotto la supervisione del responsabile dell’area chirurgica, il dottor Massimo Cecchi.
Per quanto riguarda l’ex direttore Nocentini, la sua situazione - dopo la mancata conferma dell’incarico di primario - è in attesa di definizione.
«Accorpamento necessario». Il ritorno alla chirurgia unica, anticipato dal Tirreno oltre un anno fa, è stato deciso ufficialmente a luglio scorso. Il motivo, come spiegato più volte dai vertici dell’azienda sanitaria, è legato sia al momento delicato che sta attraversando la sanità, sia al sostanziale fallimento della scelta di sdoppiare la chirurgia.
Nel 2007, infatti, l’Asl puntò su una specializzazione, quella degli interventi mininvasivi - soprattutto all’addome e al torace, ma non solo - che riducono trauma e degenza per il paziente. Ma l’obiettivo non è mai stato raggiunto. I due reparti nel corso del tempo hanno finito per assomigliarsi sempre più, fino ad avere una tipologia di interventi pressoché uguali. E considerato che le chirurgie gemelle andavano avanti con il peso di due primari e due squadre diverse, difficilmente la loro esistenza poteva essere giustificata a fronte di una continua diminuzione delle risorse. Ecco perché l’Asl ha deciso di tagliare.
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