Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio

Strage, un’altra officina nel mirino 

Donatella Francesconi
Strage, un’altra officina nel mirino 

Collegamenti tra il disastro di Viareggio e un deragliamento a Bressanone del 6 giugno scorso: l'officina slovacca Zos Trnava è la stessa dalla quale era passato l'asse che si è spezzato nel disastro ferroviario del 29 giugno 2009 

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L'appuntamento è per domattina (2 ottobre) davanti al Tribunale di Lucca: va in aula il processo per il licenziamento di Riccardo Antonini, ferroviere che sconta la decisione di aver fatto il consulente al fianco dei familiari delle vittime del disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio. Fuori dall'aula il presidio, in via Galli Tassi, fin dalle 9,30 del mattino.

Intanto, sul fronte delle manutenzioni dei carri ferroviaria, un provvedimento dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie (Ansf) segna un colpo di scena sul deragliamento di Bressanone, il 6 giugno scorso. "Emerge una grave non conformità da parte della officina Zos Trnava in merito alle procedure adottate per il calettamento delle ruote negli assili ed al rispetto dei valori limiti di riferimento previsti dalla normativa e dalle regole manutentive di riferimento". L'Ansf, diretta da Alberto Chiovelli, ha preso un provvedimento pesante in relazione al deragliamento del treno carico di materiale ferroso. Una vicenda, quella sulla quale la Procura di Bolzano ha aperto un'inchiesta per disastro ferroviario colposo, che attraversa anche Viareggio e la sua strage da 32 morti. Perché l'officina slovacca Zos Trnava è la stessa dalla quale era passato l'asse che si è spezzato nel disastro ferroviario del 29 giugno 2009. Per ben due volte: nel 2002 e nel 2006.

Proprio sei anni fa, in questa officina l'asse della strage di via Ponchielli, corroso dalla ruggine e attraversato da una frattura che qualsiasi esame ad ultrasuoni avrebbe intercettato, era stato sottoposto alla manutenzione del tipo "IS3", la più accurata in ambito ferroviario. Appena due anni prima che l' officina Jungenthal - alla quale l'inchiesta della Procura di Lucca, con il lavoro minuzioso dell'ispettore superiore della Polfer Lombardia, Angelo Laurino, addebita la mancata manutenzione della sala montata (asse più ruote) - lo inviasse in Italia per essere installato sotto il treno-killer carico di Gpl.

Il deragliamento di Bressanone (9 carri più il locomotore finito sulla banchina dove di lì a poco sarebbero transitati decine di studenti) - è stato appurato dalle verifiche tecniche disposte dal Procuratore Markus Mayer - non è dovuto allo stato dell'asse ma allo scalettamento delle ruote, una condizione che si ha quando le stesse ruote si "sfilano" dall'asse. Al momento di "calettare" le ruote, ovvero di inserirvi l'asse - così la ricostruzione nel provvedimento preso dall'Agenzia nazionale - l'officina ha considerato valori di interferenza non in linea con le "regole manutentive stabilite dal soggetto responsabile della manutenzione del carro" (in questo caso la sezione dei servizi tecnici delle ferrovie austriache). Questo dà vita a quella che Alberto Chiovelli, nel provvedimento del 27 settembre, definisce "grave non conformità".

Insomma: dopo Viareggio è di nuovo il sistema delle manutenzioni ferroviarie in tutta Europa a fare acqua, come l'inchiesta della Procura di Lucca ha ampiamente messo in evidenza. Al punto che l'Ansf torna a prendere provvedimenti, un giorno dopo aver avuto tra le mani i riscontri tecnici eseguiti alla Lucchini d Lovere: "Si dispone che, con effetto immediato, le imprese ferroviarie accettino in composizione ai propri treni carri con assili le cui ruote sono state calettate nell'officina Zos Trnava solo dopo aver avuto evidenza tracciabile, dal soggetto responsabile della manutenzione di ciascun carro, che il calettamento delle ruote sia stato effettuato nel rispetto delle normative e delle regole di manutenzione di riferimento". Le stesse imprese "dovranno predisporre una intensificazione mirata dei controlli finalizzata a verificare il rispetto della normativa di riferimento" a prescindere dall'officina in cui il calettamento avviene e "con la conseguente adozione di misure mitigative".

Un caso, quello di Bressanone, sul quale tiene gli occhi puntati anche la Procura di Lucca. Forte del fatto che i legami con Viareggio sono rinforzati dalla presenza - come periti della Procura di Bolzano - di Fabrizio D'Errico, ingegnere, professore aggregato al Politecnico di Milano, consulente della Provincia di Lucca per la strage di Viareggio, e Roberto Lucani, ingegnere, professore a contratto all'università di Siena, già membro della Commissione di indagine del ministero dei trasporti sulla stessa strage.

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