Sicurezza
Negozi stangati per la videosorveglianza
Per mettere le telecamere serve l’ok dell’Ispettorato del lavoro. Altrimenti scattano denuncia e una multa di 400 euro
VIAREGGIO. Gioiellerie e tabaccherie. Ma anche farmacie e pubblici esercizi. Il crimine non risparmia nessuno, e le vittime di furti e rapine nel commercio sono sempre di più. Ma chi decide di installare un impianto di videosorveglianza interno nel suo negozio o locale stia ben attento: se ha a servizio dei dipendenti, prima di tutto deve chiedere l’autorizzazione all’Ispettorato del lavoro per rassicurare sul fatto che non intende controllare i propri addetti. Altrimenti sono guai.
Alcuni negozi in città, infatti, non lo hanno fatto. E al controllo degli ispettori si sono beccati una denuncia - filmare i propri dipendenti senza autorizzazioni è un reato - e una multa di 400 euro. Che può salire oltre 1.000 nei casi più gravi. E così lo stesso Ispettorato invita a mettersi in regola: perché i controlli ci sono, eccome.
Aumenta la videosorveglianza. In città e in Versilia non si contano le attività commerciali prese di mira dai malviventi. Che fosse in pieno giorno o all’ora di chiusura dell’attività, che fosse un minimarket o una farmacia, la striscia di rapine si è allungata per tutta l’estate. Per non parlare dei furti, che come evidenziato anche dal rapporto del ministero dell’Interno mettono la provincia - ma soprattutto la Versilia - in vetta alle classifiche nazionali.
Con una situazione che ogni giorno peggiora, nonostante lo sforzo di polizia e carabinieri - che scontano mezzi sempre più ridotti - tanto da far salire in alto l’allarme del procuratore generale della Toscana Beniamino Deidda sui crimini impuniti, è chiaro che i commercianti cercano di aumentare le proprie difese. E un sistema è quello delle telecamere, per quanto non sempre efficace. Così - nonostante una spesa che spesso è elevata - è corsa alle installazioni.
Le regole. La norma che va tenuta in considerazione, come si legge nel box sotto, è assai vecchia: si parla del 1970, lo Statuto dei lavoratori che tante polemiche ha causato negli ultimi anni. Ma sono in pochi, se non pochissimi, a conoscerla.
In genere, quando si parla di telecamere il primo pensiero corre appunto alla prefettura e alle forze dell’ordine, e non al ministero del lavoro. Si pensa a come rendere efficace il sistema, e non alla privacy che pure è un diritto sacrosanto: ma lo si fa, appunto, senza volerlo. Ecco perché ci sono negozi e pubblici esercizi che sono incappati nella stangata.
I controlli. «Capisco bene la perplessità dei commercianti - spiega Roberto Sarti, direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro - d’altra parte si tratta di un obbligo di legge e come tale va rispettato».
Tra l’altro, come detto i controlli ci sono. «Non dico che abbiamo in atto una vera e propria campagna - dice Sarti - ma sicuramente vigiliamo sul rispetto di questa regola come di altre. A maggior ragione se ci viene fatta una segnalazione diretta, come è avvenuto in alcuni casi anche in Versilia».
Come fare. La richiesta di autorizzazione va fatta, insomma, alla Direzione provinciale del lavoro. L’unica spesa è per la marca da bollo da 14,62 euro. Pochi mesi fa il governo ha abolito la necessità del sopralluogo degli ispettori perché si concedesse l’autorizzazione; obbligo che resta, comunque, quando si tratta di centri commerciali. Dagli uffici di Lucca fanno sapere che la pratica viene risolta nel giro di una decina di giorni, due settimane al massimo.
Poi si può installare le telecamere. Sperando che servano da sole a scoraggiare i malintenzionati.
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