Gioco
La Redoli ai figli «Forte sa che sono una buona madre»
Dopo la durissima lettera di Tamara, l’ex Circe replica e rivela: Ho avuto un malore leggendo certe frasi
VIAREGGIO. Graziano Maffei non parla. O meglio non intende commentare lo scambio di accuse e smentite fra Maria Luigia Redoli e i suoi figli, Tamara e Diego. «Per un motivo molto semplice – spiega il legale viareggino – perchè dal primo processo in assise fino alla sentenza in Cassazione, io ho difeso tutti e quattro: Redoli, Cappelletti e i due figli della donna».
Ed è un peccato che Maffei non parli. Oggi Maria Luigia Redoli ha un avvocato a Milano che la segue per le sue questioni carcerarie (è reclusa ad Opera ma in semilibertà, la mattina esce per andare a lavorare a Cesano Boscone), ma tutta la vicenda, non solo processuale, è nella mente di Maffei. Che non ama finire sui giornali od in tv. Nella famosa puntata di Telefono Giallo dedicato al caso – si era in attesa della sentenza della Cassazione – Maffei non partecipò. Da Corrado Augias la Circe si fece accompagnare da Mazzini Carducci, altro suo legale all’epoca.
Ma si può ben capire cosa pensa Maffei di questo scambio di accuse e controaccuse.
Che da una parte ci sia la necessità di due ragazzi diventati adulti in un modo che non si augura a nessuno, di essere dimenticati.
Dall’altra parte c’è la necessità – definiamola così – di una donna che vuole continuare a proclamarsi innocente dopo una condanna all’ergastolo che in molti ha lasciato grossi dubbi. A partire dallo stesso Mario Spezi, il giornalista fiorentino celebre per avere seguito per anni i casi del Mostro, che nel libro denuncia quelle che sono per lui le lacune dell’inchiesta.
Del resto l’assoluzione ottenuta dalla giuria popolare della Corte di assise di Lucca, la dice lunga sulle difficoltà di formulare prove certe sull’omicidio di Luciano Iacopi, 69 anni nel 1989 quando fu macellato nel vero senso della parola nel garage della sua casa sulla Provinciale a Forte dei Marmi. Casa del delitto che è stata venduta dai figli di quelle che all’epoca fu definita la Circe della Versilia.
Ma senza l’avvocato Maffei a farci da guida è difficile orientarsi in questa vicenda.
Le parole di Tamara (che annuncia di non volere appoggiare una eventuale richiesta di grazia da parte della madre) sono state pesantissime. Quelle della Redoli dette al nostro giornale più concilianti.
«Ho fatto di tutto nella vita, fuorchè uccidere mio marito. La mia vita è stata rivoltata in tutti i modi. Ma tutta Forte dei Marmi sa l’amore che portavo per i miei figli».
E qui Maffei fa uno strappo alla regola e ricorda quando Tamara venne arrestata. «La Redoli era una belva. In una telefonata intercettata si sfogò con Cappelletti. Questi cerco di calmarla, ma non ci fu possibilità: lei era spinta da un amore protettivo verso i figli che poteva diventare anche un proposito di violenza».
Alla fine dei tre gradi di giudizio, i figli furono completamente scagionati da ogni accusa. Per Redoli e il carabiniere Cappelletti si aprirono le porte del carcere.
altro servizio a pagina 12
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