Il Tirreno

Versilia

Stop ai videopoker, i dubbi dei negozianti

C’è chi è favorevole a fare piazza pulita e chi invece ritiene il provvedimento del tutto inutile

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VIAREGGIO. «Attirano solo gentaglia. Le teniamo solo perché qualche soldo in più fa sempre comodo». Parola del gestore del bar Cusimano davanti alla Chiesa di San Francesco e vicino al Comando di Polizia dei vigili urbani. Lui è dei commercianti che, con le norme in materia di prevenzione dalla dipendenza dal gioco che il Governo Monti intende introdurre, dovrà provvedere a eliminare i videopoker. La sua attività, come decine di altre a Viareggio e dintorni, è troppo vicina a chiese, scuole, ritrovi per giovani o residenze di tipo sanitario. Tutte tipologie di area “sensibile” per le quali è prevista una fascia di protezione di 500 metri entro la quale slot e videopoker sono vietati.

Al Cusimano iI videopoker vengono usati «più che altro da stranieri, che si fiondano direttamente davanti ai teleschermi senza fare neppure una piccola consumazione» racconta il gestore. I guadagni delle macchinette non sono tanti, visto che la maggior parte del ricavato va alle compagnie che danno in affitto i cabinati. Nel tardo pomeriggio, continua il proprietario del bar, addirittura vengono spenti, perché la sera attirano personaggi poco raccomandabili.

Nella stessa situazione si trova anche Antonio Ippolito, ex poliziotto e proprietario del bar Baraonda davanti alle scuole medie Motto. «È un'altra legge fatta a vanvera - dice - Così non si risolve il problema». Per lui il provvedimento sui videopoker è inutile: rimuovere i cabinati da qualche bar - afferma - spinge soltanto la gente a cercare altri posti dove sfogare la propria smania del gioco. «Se lo Stato li levasse tutte di torno, farebbe una gran bella cosa» sentenzia.

E di provvedimento poco sensato parla anche il proprietario del "Salmaso pipa club cigar house di Giovanna Bertacca" in via Verdi a Viareggio, che si trova tra il liceo classico Carducci, la chiesa di S. Andrea e quella di S. Paolino. «Mi sembra un problema da farisei - dice Giovanni Salmaso, il responsabile - prima si fanno le cose e lo stato ci guadagna, poi si proibiscono. Non vedo poi il senso di essere lontani dai luoghi di culto: tabacchi e slot non sono cose blasfeme, non fanno clamore». La legge tutela già i minori, proibendo la vendita di sigarette e il gioco d’azzardo. «Non vedo perché la gente dovrebbe essere stimolata a giocare solo perché un posto è vicino a scuola. Anche perché si fa la legge ma poi si trova subito il modo di aggirarla: basta andare sui siti internet con una carta di credito e si può fare quel che si vuole - continua Salmaso - Oppure entra il ragazzo maggiorenne e compra la stecca di sigarette, che poi divide tra gli amici di quindici, sedici anni. Ci dovrebbe essere una cultura a monte, non la proibizione: la scuola, ma soprattutto la famiglia, dovrebbero dare certe regole».

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