Il Tirreno

Versilia

l’iniziativa

Stazzema invasa dai cineasti

di Tiziano Baldi Galleni

Ospite d’onore di “Cinemadamare” l’iraniano Makhmalbaf

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STAZZEMA. Pontestazzemese per una settimana si trasforma in una piccola Cinecittà, ospitando i filmakers del Festival itinerante CinemadaMare provenienti da tutto il mondo. I borghi dei piccoli paesi del Comune di Stazzema in questi giorni stanno diventando dei set cinematografici a cielo aperto, mentre piazza Europa è un cinema sotto le stelle dove vengono proiettati i film in concorso del Festival e i film del cinema classico. E per questa tappa l’ospite d’eccezione è il regista iraniano Mohsen Makhmalbaf, autore del film Viaggio a Kandahar che ha dato la fama al regista. Sono 9 le tappe di CinemadaMare, tra le quali spiccano Venezia e Amalfi. La tappa stazzemese si chiuderà martedì. Ogni pomeriggio ci saranno una serie di appuntamenti durante i quali i giovani cineasti si confronteranno tra di loro e con il maestro del cinema Makhmalbaf. Poi alla fine della settimana i filmaker dovranno presentare dei cortometraggi girati durante il periodo di permanenza tra i paesi di Stazzema, tra i quali verrà scelto un vincitore.

I film in concorso per il Festival sono invece 213, e sono l’espressione di oltre 46 cinematografie internazionali. «Questa tappa – spiega Franco Rina, direttore del Festival CinemadaMare – è stata scelta con cura, e la stessa cosa abbiamo fatto con il regista che sarà nostro ospite per questa settimana. Lui ha molta esperienza nel cinema ed è l’intellettuale più affascinate che abbiamo mai avuto in dieci anni». Mohsen Makhmalbaf è nato in uno dei quartieri più poveri di Teheran; a quindici anni diventa un attivista politico islamico e per la sua opposizione al regime finisce a soli 17 anni in prigione, dove sconta 4 anni. Ha girato numerosi film e cortometraggi vincendo premi internazionali tra i quali il più importate il Premio Ecumenico della giuria al Festival di Cannes con Viaggio a Kandahar, il film che racconta l’odissea della guerra in Afghanistan.

«Il cinema Iraniano – racconta Makhmalbaf – è stato sicuramente influenzato dal neorealismo italiano, per il contatto diretto con la realtà. Ma il nostro cinema ha avuto un periodo fiorente fino al 2004, poi con la nuova presidenza è iniziato un perido buio e i registi celebri si sono dovuti trasferire fuori dall’Iran per continuare a produrre film». Un regista che viene da un paese sofferente e che con i suoi film ha provato a raccontare la mancanza di libertà che ha da sempre afflitto i suoi concittadini fermi “ancora nel medioevo”, come spiega Makhmalbaf. Libertà che invece nel paese italiano «basta respirare e apprezzare».

Sull’evento anche l’amministrazione stazzemese conta molto. «Alcuni ministri - spigano in municipio - hanno affermato che la cultura non ha ritorni di nessun tipo. Invece noi crediamo che manifestazioni del genere abbiano enormi potenzialità per la promozione e la formazione di una cultura di pace. Per questo festival inoltre non si parla di cachet, come invece accade per il Pucciniano o per la Versiliana».

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