Il Tirreno

Versilia

«La diga mobile è un esperimento»

di Donatella Francesconi

Il presidente della Provincia: sul Burlamacca interessi in conflitto, quello della navigabilità e quello della tutela del lago

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VIAREGGIO. Il “piccolo Mose”, la diga galleggiante sul canale Burlamacca costata 290mila euro (ma si dice che in realtà l’opera abbia avuto necessità di una spesa maggiore) è funzionante ma non attiva. Dopo giorni di botta e risposta tra Enti, seguiti all’allarme sull’eccessiva acqua salata entrata nel lago di Massaciuccoli, al punto che - in piena siccità - il bacino risulta colmo in maniera anomala - martedì prossimo si terrà l’incontro per arrivare alla definizione del protocollo per il funzionamento dell’impianto.

«Secondo il verbale del 30 gennaio scorso - spiega il presidente della Provincia, Stefano Baccelli, che ha partecipato personalmente all’incontro in Regione di giovedì - era l’Autorità di bacino a doversi fare carico della messa punto del protocollo, «proponendo gli indirizzi operativi e le modalità di apertura e chiusura».

Perché intorno al piccolo Mose (il nome ricalca quello dell’intervento, ben più consistente fatto nella laguna di Venezia) si incrociano - oltre all’acqua del mare e a quella del canale - due interessi contrapposti: «Quello della via navigabile che il Burlamacca rappresenta, piccola o grande che sia, e quella delle tutela ambientale del lago». Necessità, questa - conferma lo stesso Baccelli - che ormai molti anni fa spinse a credere che una della soluzione possibili per il risanamento del lago fosse appunto controllare l’immissione di acqua salata nel Massaciuccoli. L’intreccio tra quelli che Baccelli definisce «due interessi confliggenti» ha portato ad una tempistica così lunga, nell’opinione del presidente della Provincia, per rendere effettivamente operativa la diga galleggiante. A questo quadro, Baccelli aggiunge un’altra considerazione: «Anche il piccolo Mose è stato un progetto di natura sperimentale. Tanto che ancora oggi ci sono parere divergenti, perché c’è chi ritiene che chiudendo il canale si creino effetti di acqua stagnante nel lago. E lo sarà - afferma Baccelli - anche il cosiddetto “tubone”». Ovvero la derivazione che dal Serchio dovrà portare acqua di ricambio nel Massaciuccoli. Prevista in un accordo di programma da venti milioni di euro, progettazione affidata dalla Regione alla Provincia di Pisa, data ipotizzabile perché il “tubone” entri in funzione il 2015.

Troppo lontana perché non ci si continui a chiedere, cercando risposte, cosa sta accadendo al lago sempre più salato. Al tavolo della Regione che ha riunito tutti gli Enti competenti - continua Baccelli - «una risposta chiara non l’ho avuta».

Un problema non da poco, visto che c’è anche chi sostiene che sia la falda acquifera ormai impregnata di acqua salata. Al punto da risalire provocando il riempimento del lago. Sempre meno dolce.

Sul fronte delle iniziative per l’immediato - in attesa dell’intervento della Provincia sulle “porte vinciane” per riparare quella rotta (serviranno una decina di giorni, è il tempo stimato dalla Provincia) il Consorzio di bonifica annuncia che «dopo le indicazioni di Regione e Provincia, nel corso della riunione tenutasi giovedì a Firenze, il Consorzio di bonifica ha già effettuato il primo controllo sullo stato delle porte vinciane sul canale Burlamacca a Viareggio. Ogni giorno, festivi compresi personale del Consorzio verificherà lo stato delle cose e lo comunicherà urgentemente alla Provincia e alla Regione - spiega il commissario del Consorzio, Fortunato Angelini -. Dalla prima verifica effettuata le porte risultavano correttamente chiuse».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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