Il Tirreno

Versilia

Chiami il 118? Ti rispondono da Pisa

di Matteo Tuccini
Chiami il 118? Ti rispondono da Pisa

La centrale “Versilia” verso la chiusura. E si temono confusioni nei casi di emergenza. Nicolini: «I politici ci ascoltino»

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VIAREGGIO. «Pronto, c’è un incidente con un ferito grave in via dei Peecchi al Varignano». L’operatore del 118 resta allibito: lui, cresciuto a San Giovanni alla Vena nel Pisano, non ha la più pallida idea di cosa si sta parlando. Suda, chiede aiuto al collega. E i minuti, che per il primo soccorso sono oro colato, passano.

“Versilia soccorso”, la centrale di stanza all’ospedale di Lido, rischia di essere tagliata. L’idea della Regione, infatti, è di riorganizzare il 118, prevedendo solo 3 centrali in tutta la Toscana. E per la Versilia il punto di riferimento dovrebbe essere Pisa. Dove confluiranno, in unico grande stanzone, gli operatori non solo pisani e versiliesi, ma anche massesi, livornesi e lucchesi. Che dovranno rispondere in futuro alle chiamate di una popolazione di quasi 1 milione e mezzo di persone.

Ed è questo il rischio che i cittadini temono di più: avere all’altro capo del telefono qualcuno che non sia in grado di recepire immediatamente il luogo dove spedire l’ambulanza, ed eventualmente il medico, per l’intervento. Un rischio che non ci si può permettere, soprattutto quando in ballo c’è la vita stessa di una persona.

«Progetto da gestire bene». In effetti, avverte il direttore del 118 versiliese Andrea Nicolini, un progetto simile - che nella sostanza non modifica chi va poi a fare l’intervento, e cioè Misericordie e Pubbliche assistenze presenti sul territorio - è tutt’altro che semplice. «Prima di tutto richiede un grande investimento - dice il dottor Nicolini - e poi una formazione di livello assoluto per rendere omogeneo il servizio su tutto il territorio. Questo non significa - precisa - che il progetto non possa avere ottimi risultati, se gestito in maniera adeguata. Lo dico anche contro il mio interesse...».

I rischi dei cellulari. Soprattutto, bisogna evitare quello che dicevamo prima: la confusione sul luogo dove intervenire. «Già oggi chi telefona da casa viene individuato immediatamente, perché sul display del sistema ci appare l’indirizzo - spiega Nicolini - discorso diverso è per i cellulari. La tecnologia, in questo senso, può venirci incontro: già le forze dell’ordine riescono a individuare col Gps il cellulare da cui ricevono la chiamata. A noi servirebbe un sistema simile. Non nascondo, comunque, che il timore degli utenti è reale e va assolutamente fugato, se si decide di fare una centrale unica di Area vasta».

«I politici ci ascoltino». Ma un altro aspetto che Nicolini tiene a sottolineare è la necessità che il nuovo 118 non sia pensato e creato solo a Firenze. Cioè dalla politica e dagli uffici regionali.

«Per quanto riguarda la mia squadra - dice - abbiamo accumulato delle competenze, anche pensando al 29 giugno 2009, di grande qualità. E la nostra organizzazione è arrivata a un livello che altre Asl non hanno: il sistema delle automediche, che noi abbiamo introdotto, altrove non c’è. Per questo motivo non vorrei che si modificasse un intero sistema senza prima consultarci. I tecnici, cioè chi vive ogni giorno il 118 e l’aiuto alle persone ferite o in pericolo di vita, devono avere la precedenza nella riorganizzazione». Altrimenti - il dottor Nicolini non lo dice ma lo fa capire - si rischia di combinare dei guai.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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