Sicurezza
Campi e serre senz’acqua Danni per migliaia di euro
Pozzi ai livelli minimi, Carmazzi: «Le imprese agricole sono vicine al collasso» Ko metà di meloni e zucchini. La Cia chiederà i danni per i canali “invasi” dal mare
VIAREGGIO. Mentre continua la morìa di pesci nei canali e alcune aziende agricole lamentano danni al raccolto annaffiato in modo inconsapevole con acqua salata - proveniente dal reflusso del mare nel lago Massaciuccoli - un’altra crisi si affaccia sul versante acque in Versilia: quella della siccità. I pozzi sono ai livelli minimi, campi e serre sono a secco e vaste aree di produzione di frutta e ortaggi sono ormai rovinate.
Da un lato, quindi, Massimo Gragnani della Confederazione italiana agricoltori dichiara «compromessa la coltivazione di ortaggi quali meloni e zucchini che hanno subito un danno del 50%», perché annaffiati con acque con un livello di salinità circa otto volte più elevato di quello ottimale. «Stiamo valutando - dice Gragnani - se chiedere i danni agli enti responsabili del malfunzionamento e della mancata allerta».
Ma sull’altro fronte c’è chi di acqua a disposizione quasi non ne ha. Il caldo prolungato, la siccità, l’uso talvolta non ragionato della risorsa idrica stanno portando non pochi problemi, sia agli agricoltori sia ai privati cittadini. Ecco allora che i pozzi da cui gli agricoltori si approvvigionano per l’acqua da irrigazione scendono sensibilmente di livello. «Le falde sono molto basse - dice Marco Carmazzi, presidente del distretto floricolo - a causa della siccità prolungata, che non è un problema solo estivo». Carmazzi ricorda infatti come lo scorso anno ad un autunno poco piovoso sia seguito un inverno molto rigido, e precipitazioni consistenti siano arrivate solo verso aprile, quando non erano propizie per i lavori agricoli. A questo problema di carattere climatico si aggiunge la poca parsimonia nell’utilizzare l’acqua non potabile, che viene usata dai privati per annaffiare piante, orticelli ed irrigare giardini, quando non per lavare automobili, scooter o quant’altro. E questo non sarebbe un problema, se non si congiungesse con l’allarme siccità e il numero di utenze che d’estate quasi si triplica, viste le presenze turistiche.
«Siamo in emergenza, bisogna stabilire le priorità - continua Carmazzi - un conto è rovinare un’economia che dà posti di lavoro, un conto è rovinare un giardino privato», Tanto più che le soluzioni per fronteggiare il totale esaurimento dei pozzi e delle falde o una loro eventuale salinizzazione, non sono ad oggi praticabili per la maggior parte delle aziende agricole. «Siamo economie già al limite della sopravvivenza - racconta sempre Carmazzi - L’acquedotto agroindustriale avrebbe potuto essere un’ipotetica soluzione. Per il resto, ci sono tecnologie adatte, ma con costi di impianto e gestione molto alti, che rischiano mi mandare l’azienda fuori mercato». Niente piano B per gli agricoltori, dunque. Discorso simile viene fatto per la fornitura di acque potabili, in crisi a causa della siccità soprattutto sulle colline di Camaiore, dove già da ieri sono al lavoro le autobotti di Gaia, nel tentativo di arginare il problema in breve tempo. Altra soluzione, adottata da un paio di mesi, è la diminuzione della pressione, così da indurre indirettamente un minor consumo di acqua. Ma su entrambi i fronti, agricolo e utenze private, la speranza sembra riporsi in gran parte nell’arrivo del mese di settembre, che probabilmente porterà con sé un po’ di piogge e la diminuzione delle presenze turistiche (e quindi delle utenze).
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