Italia
Spiagge, l’Antitrust conferma le aste
Il parere dell’Autorità: «Le concessioni demaniali devono essere messe a gara per garantire la concorrenza»
VIAREGGIO. L’Autorità antitrust vuole le aste delle spiagge. L’indicazione dell’ente che vigila sulla concorrenza e sul mercato arriva in un parere, inviato il 9 agosto scorso, al Comune di Roseto degli Abruzzi (provincia di Teramo). In questo documento, pubblicato dal Sole 24 Ore, l’Antitrust spiega nella sostanza che le concessioni demaniali marittime devono essere assegnate «con procedure concorsuali trasparenti e competitive». Le famose gare, o aste come ormai impropriamente vengono chiamate.
A sollecitare l’intervento dell’Antitrust è la decisione del Comune di Roseto di assegnare - si legge nel parere - «aree demaniali marittime contigue a quelle già asservite, in regime di concessione, ai concessionari richiedenti». Questa decisione, frutto di una serie di delibere, «senza ricorrere - prosegue il parere - ad alcuna forma di selezione pubblica, trasparente e non discriminatoria, ampliano ingiustificatamente l’estensione delle aree demaniali marittime già oggetto di concessione a beneficio degli attuali concessionari istanti».
L’Antitrust, tra l’altro, fa presente di aver più volte sottolineato che «le concessioni demaniali marittime devono essere assegnate con procedure concorsuali e competitive. L’esercizio della discrezionalità amministrativa nella scelta dei concessionari deve conformarsi ai princìpi comunitari della parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza e proporzionalità».
Non deve sorprendere il parere dell’Antitrust, anzi se possibile deve preoccupare i balneari ancora di più. L’Autorità è oggi presieduta da Giovanni Pitruzzella, ma fino all’altro ieri la guidava Antonio Catricalà. Uno che non ha mai fatto mistero di voler mettere all’asta le concessioni demaniali, così come indicato dalla direttiva Bolkestein a partire dal 1º gennaio 2016. E Catricalà, oggi, è sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Tutt’altro che un ruolo secondario, nel piano di riforma sull’assegnazione delle spiagge che il governo Monti tiene ancora chiuso in un cassetto. E allora, quali sono le presunte garanzie che il ministro Piero Gnudi avrebbe dato alla categoria? Quali sono i paracadute pensati per evitare la sparizione di 30mila imprese? Domande senza risposta. Almeno fino a quando questo benedetto decreto non verrà presentato, ai balneari la sensazione che il governo stia preparando un trappolone non la toglie nessuno.
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