La manifestazione
Uniti per “dare un calcio” alla malattia
Pietrasanta, con gli olimpionici Tesconi e Vizzoni, si mobilita per aiutare l’ex calciatore Marco Luisi affetto da Sla
PIETRASANTA. Poi un giorno, mentre rincorri l’ennesimo pallone, ti ritrovi per terra. Senza scivolare sull’erba, senza un contrasto con l’avversario. Ti senti un sacco vuoto, come disattivato. Fai finta di niente, ti rialzi, guardi oltre perché hai carattere, sai sdrammatizzare. Però, quella caduta, quello spegnersi improvviso del tuo corpo ricapita di nuovo. E un’altra volta ancora. E allora capisci che qualcosa non va, che c’è un nemico subdolo, bastardo e infinitamente più forte di te, che ti ha dichiarato guerra. E contro quel nemico, che si chiama Sla, sclerosi laterale amiotrofica e che giorno dopo giorno ti “mangia” i muscoli, ti cancella i movimenti, ti anestetizza i movimenti e la voce, Marco Luisi combatte da 6 anni.
Un combattimento impari, con un avversario sleale e vigliacco, ma Marco non indietreggia, non alza le mani in segno di resa, neanche quando si ritrova inchiodato ad una carrozzina e neppure nel momento in cui per comunicare ha bisogno di un computer che “legge” i movimenti dei suoi occhi.
Perché Luisi, 52 anni, pietrasantino, vive i suoi giorni, quelli a tinta oscura e quelli migliori, con un’impetuosa voglia di dare. Agli altri. Anche oggi. «Se hai un raffreddore, si preoccupa per te. Se ti vede pensierosa, vuole capire cosa succede. È sempre stato così, Marco: un cuore grande, una rara disponibilità nei confronti degli altri. E non sono parole dette tanto per dire, per fare volume: è la verità. È per questo motivo che ha così tante persone intorno a sè» racconta un’amica.
Adesso però è tempo di dare a Marco, a sua moglie Emanuela, che lo segue in ogni minuto di giornate infinite dove anche fare il più banale dei gesti diventa conquista. E a sua figlia, Alessia, che ha 13 anni e che si chiede troppe volte perché , senza ottenere una risposta. «Abbiamo deciso di organizzare una partita di calcio di beneficienza allo stadio venerdì ( inizio 21.30) per fare qualcosa di concreto e raccogliere denaro. Le parole, le testimonianze di affetto, la vicinanza, sono cose belle, ma è fondamentale, adesso, dare una mano, tradurre il nostro affetto per Marco in qualcosa che sia tangibile nel suo quotidiano. L’idea è quella di acquistare un'auto attrezzata ( il costo è di circa 20 mila euro, ndr) dove Marco possa sedersi senza sofferenze ulteriori. Oggi, per andare in ospedale per le cure, serve un’ambulanza, mentre per recarsi verso la spiaggia o a fare un giro in collina o ancora sul lungomare per vedere gente, Marco viene fatto sedere su un’auto normale, che rende ogni breve tragitto un’agonia. Non è giusto, non è umanamente sopportabile» sottolineano ancora gli amici. Partita di calcio, dal tema “Uniti si può”, che vedrà contrapposti i compagni di sempre della contrada Pollino «da sempre in prima linea in questo genere di iniziative» afferma l'assessore Pietro Lazzerini, ed una rappresentativa dell’amministrazione comunale: ci saranno anche gli olimpionici Nicola Vizzoni e Luca Tesconi, ci sarà qualche altro personaggio sportivo a rincorrere quel pallone che ancora oggi fa trasalire di passione Marco Luisi.
Il resto, ed è quello che più conta, lo dovranno fare i pietrasantini, i versiliesi: in sostanza fare un salto allo stadio in una sera di estate in dissolvenza, offrendo tempo e sensibilità.
«La Sla è una malattia devastante, che ti annienta in modo progressivo. Ogni giorno scopri un nuovo ostacolo e superare quell’ostacolo diventa per Marco, e per tutti noi - racconta la moglie Emanuela - un qualcosa di significativo. Lui ha una grande forza dentro: adora stare con gli altri, non si nasconde, comunica su facebook, partecipa al quotidiano con la sua voglia di vivere. Una voglia contagiosa, anche se è tutto così difficile e ogni mattino si ricomincia non sapendo cosa altro ci attende. Poi però ci sono gli amici, che mai ci hanno lasciati soli, c’è il Comune che ha subito dato il massimo appoggio per questa iniziativa, ci sono gli sconosciuti che con uno sguardo o una parola ti risollevano l’animo e ti fanno sperare. E soprattutto c'è mio marito - sussurra Emanuela - una splendida persona che trova dentro sé ogni motivazione possibile. E allora come fai a non sperare?».
E se, come diceva il poeta, la paura ti rende prigioniero, ma è poi la speranza a liberarti da quella stessa prigionia, allora c'è un motivo in più per affollare venerdì sera lo stadio comunale e giocare questa partita infinita insieme a Marco.
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