La protesta
Morìa di pesci nel fosso dell’Abate «Colpa della siccità»
Preoccupa lo stato di salute del canale tra Lido e Viareggio ieri mattina recuperati oltre 700 chili di pesci morti
LIDO. Telefonate allarmate da parte di turisti e cittadini. E gli uomini del Consorzio di bonifica costretti ad intervenire per ripescare oltre 700 chili di pesci senza vita che galleggiavano nel Fosso dell’Abate a pochi metri dalle spiagge invase dai turisti. Desta grandissima preoccupazione, dal punto di vista ambientale ed igienico-sanitario, la situazione del canale che divide Lido da Viareggio. La morìa di pesci è stata registrata a partire da sabato mattina e, secondo i tecnici di Consorzio e Arpat, sarebbe dovuta a una infiltrazione di acqua salata nella falda acquifera abbassatasi di livello a causa della siccità. Un fenomeno - quello delle infiltrazioni di acqua salata -che sta mettendo in pericolo anche l’ecosistema del lago di Massaciuccoli: in quel caso il problema sembra, almeno secondo le denunce della Lipu, però legato al mancato funzionamento delle paratìe.
A spiegare cosa sta accadendo nel Fosso dell’Abate è il presidente del consorzio di bonifica Fortunato Angelini «Una volta arrivata la segnalazione - spiega Angelini - il Consorzio ha attivato subito il protocollo previsto per questi casi, ossia sopralluogo e coordinamento con tutti gli altri Enti del territorio: Provincia, Comuni, Ausl, Arpat.
Dalle prime indagini svolte sul posto dai biologi Baldaccini dell’Arpat e Ercolini del Consorzio di Bonifica, si è registrata una fortissima concentrazione di acqua salata nel tratto di fiume che va dalla foce fino all’altezza dell’Aurelia. «I test - continua il responsabile del Consorzio - hanno confermato che si tratta praticamente solo di acqua marina filtrata nonostante la chiusura della foce a mare, probabilmente a causa del vuoto lasciato dall’abbassamento della falda delle acque dolci interne».
Per alcune specie di pesci non c’è stato scampo: hanno tentato una risalita del canale in cerca di acqua dolce e si sono trovati imbottigliati in un fiume praticamente in secca. La concomitante fioritura delle alghe per la calura estiva e la forte concentrazione di esemplari in uno spazio limitato hanno causato la caduta improvvisa dell’ossigeno disciolto in acqua e la conseguenza è stata la morte. Carpe, anguille, persici sole, cavedani, tutte specie che vivono nelle acque dolci, non hanno retto la forte concentrazione di sale. In seguito le condizioni del tratto di canale, causate dalla massiccia moria in corso, sono peggiorate fino al punto che a farne le spese sono state anche diversi muggini.
Anche per questi motivi in questi giorni l’acqua del canale appare gialle e maleodorante: un brutto biglietto da visita anche dal punto di vista del turismo.
Questa la prima ricostruzione del fenomeno e anche la più plausibile a detta degli esperti, che si aspettano venga confermata dall’esito delle analisi che saranno disponibili nei prossimi giorni.
La situazione del fiume Camaiore in secca da diversi giorni rende impossibile al momento ogni intervento di travaso di acqua dolce, anche perché per stemperare la concentrazione di acqua marina ne occorrerebbe veramente molta.
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