Il Tirreno

Versilia

«Guadagni estivi mangiati dalle banche»

di Corrado Benzio
«Guadagni estivi mangiati dalle banche»

Gianfranco Antognoli lancia l’allarme tassi di interesse: da ottobre chi esce dal fido pagherà il 19%. Al limite dell’usura

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VIAREGGIO. Dal primo ottobre chi esce dal fido pagherà il 19 e mezzo per cento di interessi naturalmente passivi. Oltre al 2 per cento di quella che è stata definita la commissione per il corrispettivo disponibilità creditizia. Di fatto quest'ultima vice è la vecchia commissione massimo scoperto, che è stata abolita per legge, ma che le banche hanno fatto rientrare con una vioce diversa. Chi parla così è Gianfranco Antognoli, già banchiere di vaglia e oggi alla guida di una quotata società di consulenza del credito. Antognoli ha appena tuonato su un quotidiano nazionale contro questo tasso che lui definisce con sobrietà al limite dell'usura, anche se usuaraio non è, visto che una banca come il Banco poplare si guarda bene da andare contro la legge. Di certo questi intEressi passivi se non sono fuori legge sono comunque una mazzata sui clienti. In questi giorni a tanti commercianti e artigiani che hanno rapporti con la Cassa di risparmio di Lucca stanno arrivando queste comunicazioni. Ma come è possibile che si possano applicare questi tassi. E soprattutto, perché?

«Tecnicamente funziona così - attacca Antognoli - oggi le banche si approvvigionano presso la Bce pagando il denaRo lo 0,75 per cento, Se ugualmente cercano i soldi attraverso l'euribor, si resta ancora sotto l'1 per cento».

Ancora più clamoroso quel 19,5 per cento di tasso passivo. Come ci si arriv a?

«Ecco come ci si arriva. Intanto le banche non hanno soldi perché non si fanno più credito fra di loro, perché non ci sono in giro grandi liquidità. Hanno poi il problema del contenzioso, ovvero dei crediti concessi che vanno in crisi, o in sofferenza, come si dice. Intanto sul credito con contenzioso non ricevono interessi attivi, è chiaro. In più Basilea 2 e 3 impone agli istituti di credito di accantonare in bilancio una percentuale forte rispetto all'ammontare del credito al contenzioso. Da qui si capisce le difficoltà che hanno gli istituti di credito. In questa fase non c'è solo il Banco Popolare ad avere deciso questi tassi. L'unica banca che invece tiene tassi molto più bassi è la Bcc, ovvero le banche di credito cooperativo. Che però in questa fase non hanno una massa critica di clienti che in qualche modo possano dare sicurezza all'economia».

Ma cosa può fare il cliente, sia un commerciante, un artigiano, un imprenditore?

«Io faccio consulenza sul credito da quando ho lasciato la Banca Toscana. Devo dire che in questa fase gli imprenditori manco guardano al costo del denaro. La loro unica preoccupazione è avere i fidi, i crediti e quant'altro per andare avanti. Al costo del denaro possono pensarci, ma solo in una seconda fase. Il vero problema oggi è avere credito, il secondo, ma arriva molto dopo, è la preoccupazione di quanto costerà quel denaro che a fatica riesco ad avere dalle banche».

Tradotto in Versilia questo cosa significa?

«Presto detto. In questi giorni di Fearragosto la Versilia è al completo, riesce a mettere insieme un po' di liquidità. Ma quella liquidità non basterà per arrivare alla prossima stagione con un inverno che dal punto di vista economico si preannuncia molto duro. Quindi da ottobre in poi potrebbero essere guai.

E allora cosa deve fare un piccolo o medio imprenditore?

I cittadini e gli imprenditori devono rivolgersi alle loro associazioni di categoria per capire come fare ad avere credito e ad averlo a tassi congrui. Perché con questi tassi passivi qualsiasi azienda vede eroso il suo guadagno. Ma credo che un questa fase di difficoltà non si può lasciare solo il cittadino e l'imprenditore con la banca, quale essa sia. Ci sarebbe stato bisogno di un sindaco e di una giunta che insieme ad altri enti fosse intervenuto per puntare a convenzione e a rapporti diversi fra le banche ed il tessuto connettivo dell'economia. Come ho raccontato a “Repubblica”: andando a messa ho visto in via Garibaldi, principale arteria commerciale del centro cittadino ben 11 fondi sfitti. E non si sa quanti sono i negozi che oggi aperti domani rischiano la chiusura. Per la crisi dell'economia, ma anche per la crisi del credito. Che poi è la stessa cosa».

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