Sicurezza
«Arrivano presto, in bici ed è tutto un fare su e giù»
Il giro di spaccio visto con gli occhi dei gestori delle attività commerciali A Levante i proprietari dei chioschi protestano: «I controlli sono rari»
VIAREGGIO. Prostituzione, droga, spacciatori: sembra la descrizione di un quartiere malfamato di New York ma in realtà stiamo parlando delle due pinete di Viareggio. Il traffico illegale va avanti ormai da anni ma nessuno sembra interessarsi davvero alla questione. «È sempre la solita routine, un continuo via vai di biciclette. Non danno fastidio, ma questa pubblicità negativa sulla pineta disturba i clienti», spiegano al chiosco “Il Coriandolo”. «Tutto questo movimento di bici indubbiamente ci infastidisce. Spesso vengono a farsi riparare le camere d’aria bucate. Non si può fare molto, l’unica via d’uscita è liberalizzare tutto!»,’ continuano al “Burlanolo 1”. Dove il “tutto” da legalizzare è la vendita degli stupefacenti. «Ormai è diventata un’abitudine: loro arrivano la mattina presto, si spostano in bici tutto il giorno aspettano che sia buio e iniziano a spacciare. Ci si trova di tutto in pineta», confermano al bar “La Pagoda”.
Proteste all’ordine del giorno tra i commercianti della pineta di Ponente, ma in quella di Levante le cose non vanno molto meglio. «La situazione è migliorata rispetto a un anno fa grazie a qualche retata della polizia, ma il problema rimane. I controlli comunque sono rari, ogni tanto passa la polizia a cavallo», racconta la proprietaria della paninoteca “Da Bosco e da Riviera”».
La dinamica è sempre la stessa: i pusher si ritrovano all’alba in sella alle loro biciclette – i principali luoghi di incontro sono i bagni pubblici e lo spazio jogging dietro allo stadio per quanto riguarda la pineta di Levante, le panchine intorno ai “saltarelli” e lo spazio di lettura del bocciodromo in quella di ponente – e iniziano il loro traffico.
Buche nel terreno, piccole aperture negli alberi, covi coperti dall’edera sono i nascondigli più gettonati e tutto il lavoro viene fatto alla luce del sole. È evidente la gravità del problema, sotto gli occhi di tutti.
Ciascuno cerca di prendere precauzioni per conto proprio: sono molti i locali che a sera chiudono la porta a chiave, molti i residenti che anticipano l’orario per portare il cane a passeggio intimoriti dalla situazione.
Solo un anno fa, Confesercenti e commissariato avevano incontrato i gestori di chioschi e attività commerciali nel parco cittadino. Un lungo pomeriggio di problemi snocciolati in sequenza e di impegni a rendere la pineta di Ponente meno supermercato della droga di quanto non lo fosse da mesi. Solo poche settimane prima giornalisti e politici erano stati cacciati dal parco ad opera di un gruppo di spacciatori armati di bottiglie rotte. Richiamati da mezzo centro città erano arrivati i “rinforzi” con l’idea di circondare gli intrusi. Era finita con una telefonata ai carabinieri, prontamente intervenuti.
A marzo di quest’anno la prova è stata ripetuta: il gruppo di giornalisti con la consigliere comunale del Pd, Chiara Romanini è stato nuovamente cacciato dal parco. Questa volta grazie all’intervento di un giovane straniero, evidentemente “padrone” del campo al punto di affermare chiaro e tondo che «qui vale la mia legge». Intervento dei carabinieri di fronte ai quali il giovane non ha esitato a minacciare gli intrusi: «Tantro vi ribecco».
Giulia Bonuccelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
