Il Tirreno

Versilia

Un progetto europeo per l’integrazione

Un progetto europeo per l’integrazione

Immigrati e residenti studieranno insieme teatro per imparare a conoscersi e a convivere

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SERAVEZZA. Opera Q, come quartiere. È questo il nome scelto per il progetto di integrazione sociale fra etnie diverse attraverso l’arte. Verranno selezionate circa trenta persone tra residenti di Seravezza e gli immigrati ai quali saranno insegnate tutte le tecniche per essere in grado di preparare una commedia musicale.

Attraverso lo scambio di idee, le discussioni, e la condivisione di un lavoro comune, l’obiettivo sarà quello di far confrontare le diverse culture. Un progetto che verrà portato avanti contemporaneamente in tre città diverse, Seravezza, Liverpool e Bruxelles, e sarà oggetto di uno studio sociologico diventando un modello per altri esperimenti simili. Per sviluppare questo progetto la società cooperativa Alfea, promotrice dell’iniziativa, in collaborazione con il Comune di Seravezza e la Fondazione Terre Medicee, ha ricevuto un finanziamento di circa 200 mila euro dalla Comunità Europea. Durerà due anni, a partire da ottobre 2012, e per i primi nove mesi le persone selezionate seguiranno un corso di formazione alle Scuderie Granducali. Tuttavia molti aspetti del progetto saranno stabiliti di volta in volta, essendo nella sua totalità una novità, e le decisioni verranno prese insieme agli altri due gruppi di lavoro di Liverpool e del quartiere di Bruxelles, tra i quali ci saranno degli incontri in corso d’opera. L’intento degli organizzatori, alla fine dei due anni, è poi quello di mettere in scena la commedia. Ognuna delle tre realtà costruirà un’opera teatrale diversa, ma con un filo conduttore. Il fine del progetto, per la Comunità Europea, è quello di studiare i tre gruppi di lavoro per stilare un rapporto sociologico e un documentario del progetto mettendo a confronto le tre situazioni diverse. La fonte di ispirazione di questa iniziativa sarebbe stata un’esperienza simile che è stata fatta in Belgio e ha funzionato. «A Molenbeek, un quartiere di Buxelles – racconta Franco Alvaro, coordinatore del progetto – tra i più difficili e scontrosi a livello sociale, è stato messo a disposizione un intero palazzo per immigrati e residenti ai quali è stato insegnato a suonare e a cantare. Poi tutti insieme hanno messo in piedi un’opera musicale, e l’esperimento ha dato enormi frutti tali da far subire dei cambiamenti positivi al quartiere».

Tiziano Baldi Galleni

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