Sicurezza
Conto in Svizzera, il Fisco finisce ko
L’Agenzia delle Entrate contesta a due coniugi di aver nascosto all’estero 6 milioni: ma loro vincono il ricorso
VIAREGGIO. Maxi-contribuenti uno, Fisco zero. Un verdetto della Commissione tributaria provinciale di Lucca, che dà ragione a una coppia (facoltosa) di coniugi viareggini in un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate per il loro conto in Svizzera, apre una falla sulla cosiddetta “lista Falciani”.
Proprio così: lo spauracchio dei grandi evasori veri o presunti, in realtà un elenco dei titolari di conti milionari - nascosti all’Erario - nella banca Hsbc di Ginevra, finito in mano alla Guardia di finanza, più che una bomba potrebbe rivelarsi una miccetta.
Questa la sostanza: la norma delle Entrate, entrata in vigore nel 2009, con cui si considerano automaticamente frutto di evasione - e quindi soggetti ad accertamento - tutti i conti nei paradisi fiscali, non può essere applicata retroattivamente. Sono salvi, quindi, i milioni depositati negli anni precedenti. Compresi quelli della coppia viareggina. A meno che il Fisco non dimostri, carte alla mano, che si tratta di denaro non sottoposto a tassazione. E quindi “nero”.
Conto milionario. I due coniugi vengono individuati dalla Guardia di finanza perché inseriti, appunto, nella lista Falciani. Sono, infatti, titolari al 50% ciascuno di un conto milionario nella filiale ginevrina della Hsbc private bank. Secondo l’Agenzia delle Entrate, parte di questi soldi, come si dice in gergo, sono stati “scudati”: hanno cioè usufruito dello scudo fiscale ideato dall’allora ministro Giulio Tremonti, che consente a capitali nascosti all’estero di rientrare in Italia con una tassazione non punitiva. Ma un’altra parte, circa 6 milioni, è rimasta “illegittima”. E così le Entrate inviano un accertamento relativo a depositi dal 2005 al 2007 - contestandone l’assenza nelle dichiarazioni dei redditi dal 2006 al 2008.
«Lista illegittima». La coppia di viareggini, assistita dal commercialista Giulio Andreani, si oppone in commissione tributaria facendo leva su due aspetti fondamentali. Primo, il fatto che le Entrate si siano avvalse di una norma del 2009 per indagare su depositi antecedenti a quella data.
Secondo, l’illegittimità della lista Falciani: secondo lo stesso Andreani (professionista molto noto), «si tratta di un elenco ottenuto in maniera illegale, con una sottrazione di dati sensibili fatta da un dipendente della banca Hsbc. Inoltre, come ha documentato Il Sole 24 Ore, quei dati sono stati manipolati».
In effetti, questo è un altro punto interessante della questione. Il quotidiano economico ha scoperto che soltanto l’1% dei dati è passato dalla Francia - la prima nazione a entrare in possesso della lista - all’Italia. Il che significa, secondo alcuni, che dei nomi “rubati” da Hervé Falciani solo una piccolissima parte è finita nella mani della magistratura e della Guardia di finanza. Aprendo tutta una serie di sospetti sul perché e il percome: pare che di mezzo ci siano persino i famosi servizi segreti francesi...
«Quella norma non vale». La commissione tributaria, comunque, non si è pronunciata su questi aspetti. Ha invece accolto l’illegittimità dell’uso di una norma del 2009 sui capitali nei paradisi fiscali depositati prima di quella data. Accogliendo, dunque, il ricorso dei due supercorrentisti. E salvandoli, almeno per ora, dalle grinfie dell’Erario.
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