Sicurezza
La Camera dà l’ok alle aste dei bagni
La beffa: in vista delle gare, i deputati chiedono al governo di favorire gli alberghi che hanno gli stabilimenti
VIAREGGIO. «Nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no», dicevano i vecchi manifesti di propaganda anticomunista. È un po’ lo stesso principio che applicano i parlamentari con i balneari (e con tutti gli italiani): rilasciano dichiarazioni pubbliche a loro favore, quando li incontrano danno loro persino le pacche sulla spalle, e poi a Roma fanno quello che gli pare.
Il via alle aste. Così si scopre che la 10ª commissione Attività produttive di Montecitorio, giovedì scorso, ha dato il suo lasciapassare per le aste delle concessioni demaniali a partire dal 1º gennaio 2016.
Nel testo in cui si esprime parere favorevole al decreto di recepimento della direttiva Bolkestein - attenzione: non il famoso decreto per la riforma delle spiagge, che è ancora nei cassetti e che qui non c’entra - si parla apertamente di «criteri e modalità di affidamento» da prevedere in vista della «messa a bando delle concessioni». Criteri che tengano conto delle infrastrutture realizzate nel corso degli anni sulle spiagge.
Favoriti gli alberghi. Ma c’è di più. Tra «i criteri e le modalità di affidamento» che i deputati chiedono di prevedere, ci sono - si legge - «condizioni di premialità nel punteggio per l’assegnazione delle concessioni in regime di concorrenza per le concessioni collegate con le attività ricettive di tipo alberghiero», oltre che per le imprese di piccole dimensioni. Traducendo dal burocratese, significa che - in vista delle gare - i deputati chiedono di assegnare punteggi agli alberghi che hanno gli stabilimenti incorporati. In modo che questi siano avvantaggiati nell’assegnazione delle spiagge.
Un bell’assist, giurano i bene informati, a tante attività imprenditoriali del Veneto, guarda caso cassaforte elettorale del centrodestra (Lega, soprattutto). Dove l’albergo che ha il bagno è assai diffuso. Ma è una vera beffa per la Versilia, dove - come si legge nel pezzo sottostante - questo tipo di impresa è pressoché inesistente. E dato che se non ci fosse stata la Versilia a protestare, in pochi si sarebbero accordi di cosa stava succedendo, la presa in giro sembra ancora più clamorosa.
Indennizzi calcolati sui fatturati. Altro aspetto da sottolineare è la richiesta di «considerare nell’entità degli investimenti (...) non solo le infrastrutture realizzate, ma anche il valore dell’avviamento commerciale stimato sulla media del fatturato degli ultimi tre anni.
Ciò significa che per gli indenizzi saranno valutate, oltre alle spese per realizzare le strutture, entrate e uscite degli stabilimenti.
Infine, una considerazione che appare di difficile lettura: si domanda al governo «la possibilità di trasformare le attività dei concessionari di demanio marittimo in attività di impresa su suolo pubblico». È lecito chiedersi: ma cosa cambia? Davvero una definizione diversa può “salvare” gli stabilimenti? Mah. L’impressione è che, ancora una volta, ai deputati sia mancata la cognizione reale dell’argomento di cui stavano discutendo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
