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Versilia

La prima medaglia è toscana: Tesconi argento nel tiro a segno

La prima medaglia è toscana: Tesconi argento nel tiro a segno

Il pietrasantino, arrivato con il quinto risultato in finale, ha poi scalato posizione dopo posizione fino alla piazza d’onore

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La prima medaglia italiana alle Olimpiadi di Londra parla toscano: il pietrasantino Luca Tesconi ha vinto l’argento nella pistola ad aria compressa da dieci metri. Arrivato con il quinto risultato ai dieci tiri di finale, Tesconi ha rimontato tiro dopo tiro, arrivando solo dietro al sudcoreano.

Tesconi, 30 anni, appartiene al gruppo sportivo dei carabinieri. «Ci avrei messo la firma, assolutamente non me l’aspettavo. Mi sono reso conto di aver vinto una medaglia olimpica soltanto quando sono salito sul podio, quindi all’ultimo momento». Queste le prime parole di Luca Tesconi dopo la fine della gara. «Sono stato l’ultimo azzurro a conquistare il pass olimpico - dice ancora il carabiniere toscano - ed ora mi sento molto orgoglioso di ciò che ho fatto. Quasi non ci credo, sono strafelice, il tiro a segno è il mio sport ed anche la mia vita. Dedico questa medaglia a tutti quelli che hanno lavorato con me, al tiro a segno di Pietrasanta e al gruppo sportivo dei carabinieri».

Il ritratto. Soprannominato ’Tesco", figlio unico di mamma Marzia e papà Mauro, che lo ha iniziato al tiro, Luca ha un passato da tennista, e gli hobby della fotografia e della chitarra. Ma sono i suoi studi d’arte, assecondati dal fatto che a Pietrasanta può seguire da vicino la maestria del grande Botero, a spiegarne meglio l’indole volubile e fantasiosa. «È un estroso che ha sempre avuto alti e bassi in gara - spiega il suo allenatore Marco Masetti -. Anche se si è qualificato per Londra solo lo scorso febbraio in Finlandia, sapevamo che stava sparando bene. Prima d’ora non aveva mai vinto gare così importanti, ma Luca ha un talento che fa paura». In finale, dopo i primi quattro colpi a corrente alternata, ha infilato un filotto in crescendo che gli ha garantito di sopravanzare anche il serbo Andrija Zlatic, medaglia di bronzo. «Ho provato le giuste sensazioni - spiega - perchè riuscivo a seguire quanto provato in allenamento quando ricreiamo le varie situazioni. In gara sono sempre stato una montagna russa, ma oggi la testa, che nel tiro è fondamentale, mi ha aiutato parecchio». Non a caso la nazionale azzurra di questo sport si affida, oltre che ai tecnici, allo psicologo Claudio Robazza. Preferisce non parlarne davanti ai taccuini ma lascia intendere che la vacanza che si regalerà dopo Londra («non so ancora dove») sarà con la sua fidanzata. Mentre la dedica per l’argento è esplicita, ma senza riflessi polemici.

"Nicola arriverà qui il 31 luglio ma non sono ancora riuscito a sentirlo - rivela -. Come non ho visto i miei genitori, perchè fin da ragazzo non ho mai voluto che assistessero ad una mia gara. Sono di sicuro a spasso qui nei paraggi ma sanno che non ci dobbiamo vedere. Mi trasmettono agitazione. Non sono particolarmente scaramantico, ma quando gareggio non porto mai con me gli abiti da cerimonia. Nel caso mi servano, me li faccio prestare«. Come oggi, dopo aver regalato la prima medaglia all’Italia: »solo a quel punto ho guardato la classifica e ho capito. Fino ad allora ero concentrato solo sulla gara. Il mio obiettivo iniziale era di entrare nella finale degli otto, sto vivendo un sogno". Destinato a continuare, come pensa e si augurano il suo allenatore Masetti ed il ct Valentina Turisini, unica donna ct che in Italia guida una nazionale anche di uomini. "È un artista della pistola - dice Masetti -, i suoi limiti non li conosce nessuno, probabilmente neanche lui".

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