Il dolore
Bagni pronti a comprare un pezzo di spiaggia
Pisa vende agli stabilimenti la parte con le strutture: l’idea piace in Versilia Anche se restano dei dubbi: «Troppi “se e ma” su come metterla in pratica»
VIAREGGIO. Comprare la parte di spiaggia con le strutture? E perché no. L’idea di Pisa, che ha già deliberato la cessione ai bagni - tramite diritto di superficie - delle aree del demanio comunale dove sorgono locali e cabine, piace anche in Versilia. Ma restano i dubbi su come questa scelta - fatta per aggirare la direttiva Bolkestein, ed evitare la messa a gara delle concessioni a partire dal 31 dicembre 2015 - potrà essere messa in pratica. «Anche perché il litorale nostrano - spiega Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale di Fiba Confesercenti - è assai diverso da quello pisano».
La spiaggia di Viareggio, ad esempio, è quasi interamente sotto il demanio statale. Il che presuppone un ulteriore passaggio, prima di arrivare a un’ipotesi del genere: l’approvazione del federalismo demaniale e il trasferimento di pezzi di spiaggia a Regioni e Comuni, con una nuova ridefinizione dei confini. Conoscendo l’Italia, si rischia di dover attendere la prossima èra geologica.
Anti-Bolkestein in salsa pisana. Il Comune di Pisa non s’inventa nulla di nuovo: la strada intrapresa è quella indicata dalla Regione, governatore Enrico Rossi in testa. Che l’ha anche comunicata nell’incontro di alcune settimane fa nella sede del Pd viareggino. Il centrosinistra che governa, insomma, ritiene che salvare la parte con le strutture sia un buon compromesso - in funzione antiBolkestein - tra le esigenze dei balneari e quelle degli enti pubblici, che hanno bisogno di soldi. Fermo restando che la parte con sdraio e ombrelloni va comunque a gara.
In sostanza, il Comune cede al privato, incassando cifre notevoli - si parla di milioni di euro - alcune fette di demanio per un periodo dai 30 ai 50 anni. Già, ma in che modo? Non si può alienare un bene pubblico senza una gara aperta alla concorrenza. Ecco perché c’è il “rischio” di fare comunque l’asta, che riporterebbe i balneari al punto di partenza. Si è parlato di un diritto di prelazione, ma l’impressione è che garantisca poco il concessionario.
«Io ci ho sempre creduto». A Lardinelli un progetto del genere non può che piacere: è il suo cavallo di battaglia da anni. Lui stesso, però, spiega che per evitare comunque l’asta «bisogna prevedere un meccanismo, come ad esempio l’opzione, che favorisca il balneare nel passaggio dal pubblico al privato. In sostanza, quando si va a cedere l’area demaniale con le strutture bisogna far sì che il concessionario possa esercitare una prelazione vera dopo che il Comune ha deciso di vendere. Le cifre? Sì, sono alte, ma a quel punto il balneare potrebbe accendere un mutuo In caso di cessione per 50 anni, il valore dell’investimento sarebbe reale e le banche non farebbero ostacoli».
«Troppi se e troppi ma». Anche Emiliano Favilla, leader del Comitato No alle aste, non è affatto contrario all’idea. «Se ne può parlare - dice - quando c’è un problema chi offre una soluzione va ascoltato. Ma in questo piano ci sono troppe incognite. Chi mi dice che col diritto di superficie posso evitare l’asta della parte con le strutture? E poi la zona con sdraio e ombrelloni sarà comunque messa a gara... È quello il vero valore dell’impresa, e non credo che chi vuole partecipare all’evidenza pubblica sarà scoraggiato dal fatto di non poter gestire tutto il resto. Insomma: senza rispondere a tutti questi quesiti, la buona volontà sta a zero».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google