Proteste
Poste, sono 70 i posti di lavoro a rischio
La politica in campo per scongiurare i tagli e disservizi ai cittadini: Rossi incontra i vertici dell’azienda
CAMAIORE. Una lunga fila di persone arrivate a pagare bollette e cartelle varie. All’improvviso lo sportello viene chiuso perché l’impiegato deve dedicarsi ad altri compiti, visto che il personale a svolgere tutte le funzioni necessarie al funzionamento dell’ufficio. E così le persone vedono moltiplicarsi i tempi di attesa. Questa scena è realmente avvenuta ieri mattina attorno alle 11 in un ufficio postale al campo d’Aviazione a Viareggio. Niente di grave, forse, ma certo sufficiente a far saltare i nervi ai cittadini.
I disagi di questo tipo - e con essi ritardi notevoli nella distribuzione della corrispondenza - potrebbero molti plicarsi nei prossim mesi se andasse in porto il piano di tagli previsto dalle Poste. Come già annunciato non ci sarebbe solo la chiusura degli uffici postali di Valpromaro, Gualdo e Valdicastello. Ma la Versilia perderebbe anche 19 postini. In tutta la Provincia sarebbero 22 gli uffici da chiudere. Per i sindacati il rischio è perdere 70 posti di lavoro.
L’annuncio dei tagli ha creato una sollevazione di scudi che - grazie agli scioperi minacciati dai sindacati e ai primi interventi dei politici locali - ha portato a un momentaneo congelamento del piano.
A confermarlo è anche la provincia, dopo il vertice organizzato ieri a lucca con i parlamentari locali, i sindaci e i sindacati: stop al piano di riorganizzazione di Poste italiane spa, richiesta di confronto con le istituzioni locali e un secco no ai soli parametri costi/ricavi per la ristrutturazione dell'azienda.
Alla riunione, erano presenti gli assessori provinciali Francesco Bambini e Mario Regoli, i parlamentari onorevole Mariani, la senatrice Granaiola, il senatore Marcucci e l'onorevole Poli, i consiglieri regionali, tra cui Giovanni Santini, Marco Remaschi, Marina Staccioli, le amministrazioni dei Comuni interessati dagli tagli e le rappresentanze sindacali. Tutti i soggetti presenti sono stati concordi nell'affermare che questo piano avrebbe ripercussioni pesantissime provocando gravi disagi per i cittadini, per l'occupazione e per i servizi. Unanime il punto di partenza: un piano di riorganizzazione non può essere costruito prendendo in considerazione solamente i parametri costi/ricavi. E' stata inoltre stigmatizzata da tutti la non disponibilità di Poste spa ad un confronto con le istituzioni locali che hanno apprezzato la richiesta del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi di tentare di aprire un tavolo di confronto con l'azienda a partire dall’incontro previsto per i prossimi giorni.
«La riorganizzazione aziendale - afferma il segretario della Cgil versiliese Paolo Bruni -non è mai stato discusso e confrontato con alcuno. Non si tratta solo dei posti di lavoro, anche del mantenimento del servizio pubblico in zone dove la presenza del presidio postale è condizione essenziale di vivibilità per una popolazione prevalente anziana e già priva di altri sevizi che caratterizzano aree più densamente popolate.
«Non si può pensare di chiudere gli uffici di Monte Fegatesi o Valpromaro - continua Bruni - trattando esclusivamente con le amministrazioni nazionali o regionali perché lì sono i livelli di interlocuzione aziendale; e soprattutto in presenza di un piano complessivo che oltre alla chiusura Inoltre le amministrazioni locali, già sottoposte ai pesanti tagli di trasferimenti operati con le manovre di revisione del bilancio statale, con il decreto salva Italia e più recentemente con la “spending rewiew”, non sono nelle condizioni di poter in alcun modo sopperire al taglio di servizi obbligo di una azienda di natura privatistica, ma nello stesso tempo concessionaria di servizio pubblico e di totale proprietà dello Stato». Cgil ed Slc / Cgil sostengono inoltre che gli utili di Poste Italiane S.p.A. (846 milioni di euro nel 2011) dovrebbero consentire un miglioramento ed un estensione del servizio sul territorio nazionale e non, al contrario, originare una politica di tagli.
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